L’obbligo vaccinale alla luce delle recenti pronunce della Corte Costituzionale

L’avvento di diversi vaccini contro il COVID-19 ha riacceso il dibattito pubblico circa la legittimità e l’opportunità di imporre per via legislativa l’obbligo vaccinale.

Sul tema si sono scontrate due ideologie opposte, la prima delle quali rivendica il supremo diritto di rifiutare la vaccinazione, facendo leva sul principio di autodeterminazione terapeutica.
La seconda, invece, individua nella vaccinazione uno strumento irrinunciabile per la tutela della salute pubblica ed individuale, che può essere imposto ai consociati quale inderogabile obbligo di solidarietà sociale (2 Cost.).

La Consulta ha costantemente ribadito la legittimità degli obblighi vaccinali, dichiarando che “le leggi che prevedono obblighi vaccinali sono compatibili con l’articolo 32 della Costituzione, se contemperano la tutela della salute ed il diritto individuale alla salute” (Corte Costituzionale 258/94)”; l’obbligo vaccinale è costituzionalmente legittimo, perché il sacrificio dell’autodeterminazione di ciascuno si giustifica in presenza di rischi per gli altri (Corte Costituzionale 107/12)”; la legge impositiva di un trattamento sanitario non è incompatibile con l’articolo 32 Cost., se il trattamento è diretto a migliorare o preservare lo stato di salute di chi vi è assoggettato, ma anche lo stato di salute degli altri; se non incida negativamente sullo stato di salute dell’obbligato, salvo quelle conseguenze che appaiono normali e tollerabili; e se nell’ipotesi di danno sia prevista la corresponsione di una equa indennità in favore del danneggiato, a prescindere dalla parallela tutela risarcitoria (Corte Costituzionale 5/18)”.

A ben vedere, è lo stesso articolo 32 delle Costituzione a prevedere che un trattamento sanitario possa essere imposto per legge nel rispetto della dignità umana.

Inoltre, da una lettura combinata degli articoli 32 e 2 della Costituzione si evince che la salute non è soltanto un bene individuale, ma anche un interesse della collettività. Pertanto, qualora ricorra un rilevante rischio di contagio, il diritto individuale all’autodeterminazione può essere limitato per via legislativa, affinché non venga sacrificata la salute pubblica. In tale prospettiva, sottoporsi a vaccinazione diventa un dovere di solidarietà imposto al singolo nei confronti della collettività.

Come evidenziato dalla Corte Costituzionale, l’utilizzo dei vaccini risulta essere uno strumento imprescindibile al fine di garantire la salute individuale e pubblica, soprattutto in presenza di un concreto rischio di contagio collettivo. Infatti, sulla base di evidenze scientifiche, si evince che un alto livello di copertura vaccinale comporta un netto contenimento delle infezioni di una malattia.
Allo stesso tempo, i vaccini non appaiono rischiosi o lesivi della dignità umana, grazie al vigente sistema di farmacovigilanza che fa capo all’AIFA e che garantisce un elevato livello di sicurezza.

Per tali ragioni, la Consulta ritiene legittimo l’obbligo vaccinale imposto con legge, che potrà essere garantito con le misure ritenute più opportune, alla luce del rischio epidemiologico e delle gravi complicanze che possono gravare sul sistema sanitario nazionale.

Il legislatore gode di un’ampia discrezionalità nella scelta degli strumenti per realizzare una vaccinazione di massa, sicché potrà limitarsi a campagne di informazione e promozione della vaccinazione, oppure, prevedere delle sanzioni di natura penale o amministrativa.

La situazione attuale

Il D.L. n. 44/2021 ha previsto l’obbligo di vaccinazione contro il COVID-19 solamente per gli esercenti attività sanitaria e per gli operatori di interesse sanitario. Il mancato rispetto di tale precetto comporterà la sospensione dal diritto di svolgere mansioni che implichino contatti interpersonali, di conseguenza l’esercente o l’operatore potrà essere adibito a mansioni diverse, per lo svolgimento delle quali sarà previsto il relativo stipendio, che potrà essere inferiore a quello percepito in precedenza.

Pertanto, ad oggi, il cittadino che non svolge attività sanitaria, non è obbligato a sottoporsi alla vaccinazione contro il CODIV-19, poiché il legislatore sta attuando una politica di raccomandazioni e di persuasione dell’opinione pubblica, finalizzata a carpire una libera adesione alla campagna di somministrazione gratuita.

Tuttavia, qualora la copertura vaccinale non dovesse raggiungere la soglia prestabilita, alla luce dell’unanime giurisprudenza della Consulta, nulla vieterà al legislatore di imporre l’obbligo vaccinale per legge e di prevedere sanzioni idonee a garantirne l’effettività. 

Avv. Fabio Montalto