Se commetto un reato contro l’attività giudiziaria per proteggere il mio convivente more uxorio sono responsabile penalmente?

Il quesito ha recentemente trovato risposta a seguito della pronuncia a Sezioni Unite della Corte di Cassazione, che nella sentenza n. 10381 dell’ udienza 26/11/2020, depositata il 17/03/2021, ha enunciato il seguente principio di diritto: “l’art. 384, primo comma, cod. pen., in quanto causa di esclusione della colpevolezza, è applicabile analogicamente anche a chi ha commesso uno dei reati ivi indicati per esservi stato costretto dalla necessità di salvare il convivente more uxorio da un grave e inevitabile nocumento nella libertà e nell’onore”.

Tale pronuncia ha posto fine ad un annoso dibattito giurisprudenziale circa l’interpretazione estensiva della norma di cui all’art. 384 del codice penale, alla figura del convivente quale “prossimo congiunto” del reo.

L’art. 384 c.p. recita:

Nei casi previsti dagli articoli 361, 362, 363, 364, 365, 366, 369, 371-bis, 371-ter, 372, 373, 374 e 378, non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di salvare sé medesimo o un prossimo congiunto da un grave e inevitabile nocumento nella libertà o nell’onore.

Nei casi previsti dagli articoli 371-bis, 371-ter, 372 e 373, la punibilità è esclusa se il fatto è commesso da chi per legge non avrebbe dovuto essere richiesto di fornire informazioni ai fini delle indagini o assunto come testimonio, perito, consulente tecnico o interprete ovvero non avrebbe potuto essere obbligato a deporre o comunque a rispondere o avrebbe dovuto essere avvertito della facoltà di astenersi dal rendere informazioni, testimonianza, perizia, consulenza o interpretazione”.

In buona sostanza, tale norma mira a ritenere non colpevoli coloro che abbiano commesso reati contro l’attività giudiziaria per salvare il proprio congiunto, identificabile ad esempio nel figlio, nel coniuge, nel fratello, nella persona unita civilmente con altra persona dello stesso sesso e recentemente, per l’appunto, anche nel convivente non coniugato con la persona oggetto di procedimento penale.

Nello specifico, i reati soggetti a tale scusante sono i seguenti: “Omessa denuncia di reato da parte del pubblico ufficiale”-“Omessa denuncia da parte di un incaricato di pubblico servizio” – “Omessa denuncia aggravata” – “Omessa denuncia di reato da parte del cittadino” – “Omissione di referto” – “Rifiuto di uffici legalmente dovuti” – “Autocalunnia” – “False informazioni al pubblico ministero o al procuratore della Corte penale internazionale” – “False dichiarazioni al difensore” – “Falsa testimonianza” – “Falsa perizia o interpretazione” – “Frode processuale” ed infine “Favoreggiamento personale”.

Ad esempio, si ponga il caso in cui una madre decida di nascondere il figlio in casa perché ricercato dalla polizia, ed ancora il marito che confessi alle autorità di aver commesso personalmente un reato, in realtà posto in essere dalla coniuge.

In tutti questi casi, le ragioni che hanno spinto il legislatore ad escludere la colpevolezza in tali gesti illeciti sono legate a tutelare il sentimento familiare che spinge una persona a commettere un reato pur di proteggere la libertà e l’onore di un proprio caro. Non si dimentichi che tale causa di non colpevolezza vale non solo per i prossimi congiunti del reo ma anche per quest’ultimo, in quanto talvolta l’istinto di autoconservazione ci spinge a dichiarare falsità pur di non subire limitazioni alla nostra libertà personale.

A seguito della sentenza sopra citata, la causa di esclusione della colpevolezza di cui all’art. 384 c.p., valevole quale scusante in ambito penale, potrà trovare applicazione anche in favore di coloro i quali non siano coniugati all’autore di un reato e che siano sentimentalmente legati ad esso da un rapporto di convivenza. L’esigenza è quella di tutelare il legame e l’affetto che si instaurano tra due persone conviventi e che formano una famiglia di fatto e ciò a prescindere dall’essere sposati.

Tale pronuncia è dimostrativa di una certa sensibilità da parte delle Corti di giustizia rispetto al mutamento dei valori familiari rispetto all’evoluzione della realtà sociale.

Si allega la sentenza S.S. U.U. n. 10381 depositata il 17/03/2021

Avv. Andrea Accardi

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