La madre non comunica la nascita del figlio al padre, quali sono le conseguenze?

Il presente lavoro trae spunto da una recente sentenza della Cassazione civile in cui si statuisce che: “L’omessa comunicazione all’altro genitore, da parte della madre, consapevole della paternità, dell’avvenuto concepimento di un figlio si traduce, ove non giustificata da un oggettivo apprezzabile interesse del nascituro e nonostante tale comunicazione non sia imposta da alcuna norma, in una condotta “non iure” che, se posta in essere con dolo o colpa, può integrare gli estremi di una responsabilità civile ai sensi dell’art. 2043 c.c. poiché suscettibile di arrecare un pregiudizio, qualificabile come danno ingiusto, al diritto del padre naturale di affermare la propria identità genitoriale, ossia di ristabilire la verità inerente il rapporto di filiazione”.

La Suprema Corte ha portato alla luce una questione che non ha solamente risvolti etico-morali ma anche giuridici, atteso che ci si è chiesti quali sono le conseguenze legali nel caso in cui una madre ometta di comunicare al padre la nascita del figlio generato dalla loro unione.

I fatti relativi alla causa riguardavano un rapporto meramente occasionale privo di stabilità dal quale però era stata generato un figlio e tale circostanza assume rilievo centrale a prescindere dal rapporto intercorrente tra i due genitori che lo hanno concepito.

Responsabilità extra-contrattuale da fatto illecito ai sensi dell’art. 2043 c.c.

La Corte ha osservato che effettivamente il dovere di comunicazione sulla nascita di un figlio non è annoverato tra i doveri coniugali di cui all’art. 143 c.c., tanto meno ciò viene menzionato dalle norme relative ai rapporti tra i genitori e i figli quali gli artt. 147, 316 e 316 bis c.c.

Tuttavia, la Cassazione ha avuto modo di inquadrare la fattispecie nell’ambito della responsabilità extra-contrattuale da fatto illecito ai sensi dell’art. 2043 c.c., in quanto tale omissione assume un carattere contrario al nostro ordinamento giuridico nella misura in cui la madre nega al padre di essere a conoscenza della nascita del proprio figlio e di potersi autodeterminare nel relativo rapporto paterno.

Sul pregiudizio arrecato al padre per la mancata comunicazione della nascita del figlio.

La mancata comunicazione della nascita impedisce al padre di poter riconoscere il figlio ai sensi degli artt. 250 e 254 c.c., con la conseguente impossibilità per il medesimo di ottemperare a quelli che sono i diritti ed i doveri di mantenimento e assistenza tra genitori e figli. L’antigiuridicità, ossia la contrarietà all’ordinamento giuridico, di tale condotta si sostanzia proprio in tale danno ingiusto che se è arrecato per dolo o per negligenza, legittima il genitore penalizzato a poter richiedere di essere risarcito per il danno subito.

Invero, il padre subisce un danno non patrimoniale legato al mancato sviluppo della propria personalità, tutelabile ai sensi degli artt. 2 e 30 Costituzione, in quanto la paternità rappresenta un aspetto fondamentale nella vita della persona, in quanto non solo favorisce la trasmissione del proprio patrimonio genetico nel tempo ma consente alla stessa di maturare quel senso di responsabilità genitoriale che ne accresce la personalità e l’identità personale.

Sul pregiudizio per il figlio cresciuto senza un padre rimasto ignaro della sua nascita.

L’omessa comunicazione della nascita non solo impedisce al padre di potersi autodeterminare sulla scelta di riconoscere il figlio e di poterlo crescere e assisterlo affettivamente, ma nega di riflesso al minore di poter crescere e maturare una propria personalità con la presenza di un padre al proprio fianco (in tal senso, si veda Cassazione civile sez. I, 14/02/2019, n. 4526; Cassazione civile sez. I, 28/02/2018, n.4763). Tale considerazione apre le porte alla possibilità che anche il figlio possa citare in giudizio, personalmente o tramite legale rappresentante, la madre che gli abbia negato la possibilità di essere cresciuto da un padre, atteso che tale omissione è idonea a cagionare dei danni patrimoniali per ciò che attiene all’assistenza economica mai ricevuta dal padre, nonché danni non patrimoniali relativi alla compromissione dello sviluppo di una personalità che il figlio avrebbe maturato con il padre (cfr. Cass. civ. sez. I n. 5652 del 10/04/2012; Cass. civ. sez. VI-III n. 3079 del 16/02/2015).

Avv. Andrea Accardi

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