Cancellazione volo a causa del Covid-19, rimborso in denaro o voucher?

Torniamo a parlare delle cancellazioni dei voli dovute al Covid-19 ed in particolare vogliamo far luce su un problema interpretativo causato dalla recente legislazione emergenziale.

Molti lettori ci hanno chiesto se le compagnie aeree possano emettere autonomamente un voucher in alternativa alla restituzione delle somme pagate.

La questione non è di facile risoluzione, ma con questo articolo vogliamo darvi un quadro più chiaro possibile del problema ed esporvi il nostro punto di vista.

Il contrasto normativo

Partendo dal dato normativo nazionale, l’articolo 88 bis della  Legge n. 27 del 24 Aprile 2020 (denominata Cura Italia) ha previsto che il vettore possa emettere un voucher in alternativa al rimborso pecuniario.

Non vogliamo entrare nel merito delle questioni politiche che hanno portato a tale previsione, ma ci pare evidente che la disposizione ha lo scopo di salvaguardare i vettori da problemi di liquidità. Tuttavia, così facendo è stata lesa la posizione dei passeggeri, che il più delle volte non hanno alcun interesse ad un buono viaggio.

A nostro parere tale normativa nazionale è in evidente contrasto con quella comunitaria.

Il Regolamento Europeo 261/2004, infatti, prevede che il rimborso deve essere disposto in contanti, mediante trasferimento bancario elettronico, con versamenti o assegni bancari, oppure previo accordo firmato dal passeggero, con buoni di viaggio e/o altri servizi.

La normativa europea è chiara sul punto, prevedendo che il rimborso mediante buono è possibile solo se il passeggero lo accetta.

Il primato del diritto europeo

Evidenziato il contrasto netto fra la norma nazionale e quella comunitaria, la questione dovrebbe essere risolta in favore di quest’ultima.

Il giudice nazionale a nostro parere dovrebbe disapplicare la normativa nazionale in favore di quella europea, come più volte ribadito da costante e pacifica giurisprudenza (fra le prime sentenze in tal senso si rinvia a Corte di Giustizia, causa Simmenthal, sent. n. 106/1977 ed a Corte Costituzionale, causa Granital, sent. n. 170/1984).

Sicché, il passeggero avrebbe diritto alla restituzione delle somme che ha speso per la prenotazione poi cancellata, potendo accettare un voucher se lo preferisce.

Il comportamento dei vettori aerei

Qualche vettore si è cautamente allineato alla normativa europea, offrendo la possibilità di optare per un voucher senza però imporlo, cercando anche di rendere più conveniente questa scelta, ad esempio riconoscendo un valore superiore al voucher offerto rispetto alle somme effettivamente pagate.

Altri vettori, invece, si sono ostinati ad emettere voucher al posto dei rimborsi in denaro, applicando l’articolo 88 bis del Cura Italia e sostenendo la portata “speciale e derogatoria” della normativa nazionale emergenziale rispetto a quella europea. Ma in realtà questa argomentazione si presta a facili critiche.

A ben vedere, il Regolamento Europeo 261/2004 prevede autonomamente delle regole “speciali” da applicarsi quando ricorrano “circostanze eccezionali che non si sarebbero potute evitare” (vedi ad esempio, l’articolo 5, che in questi casi esclude il pagamento della compensazione pecuniaria) e fra tali circostanze “eccezionali” rientrano certamente anche le pandemie.

Per cui il legislatore europeo ha già preso in considerazione tali eventi, non prevedendo alcuna deroga all’articolo 7 paragrafo 3, secondo cui i buoni di viaggio e/o altri servizi sono erogabili soltanto in caso di accordo firmato dal passeggero.

A sostegno del fatto che l’emissione del voucher presuppone l’accettazione da parte del passeggero, vi sono anche gli orientamenti interpretativi della Commissione Europea del 18 Marzo 2020, “sull’applicazione della direttiva sui diritti dei passeggeri nel contesto dell’evolversi della situazione connessa al Covid-19″ e la recente Raccomandazione della Commissione Europea del 13 Maggio 2020.

In conclusione

Siamo del parere che il voucher non possa essere imposto come forma di rimborso al viaggiatore aereo, ma possa essere emesso soltanto con il suo consenso e questo alla luce della prevalente normativa europea.

Tuttavia bisogna precisare che la questione rimane controversa, pertanto nel caso in cui il vettore aereo non dovesse spontaneamente provvedere alle richieste di rimborso della prenotazione cancellata, non resterà che rivolgersi al giudice.

Con la pubblicazione delle prime sentenze, che decideranno sui casi di cancellazioni dovute alla pandemia, si dovrebbero avere ulteriori conferme circa il diritto del passeggero al rimborso in denaro.

Il nostro consiglio è quello di ponderare bene un’eventuale azione in giudizio, confrontandosi con un avvocato di fiducia con cui valutare nello specifico il caso.

Avv. Fabio Montalto

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