Danno da illecita segnalazione presso le banche dati Crif e Sic

Crif e Sic sono delle centrali di rischio insolvenza gestite da istituti finanziari, nelle quali confluiscono dati riguardanti i clienti di banche e finanziarie. Tali dati vengono utilizzati per verificare affidabilità e puntualità nei pagamenti dei clienti, al fine di valutare l’opportunità di concedere credito al consumo, prestiti e finanziamenti.

I dati raccolti su ogni individuo costituiscono la sua reputazione creditizia,  sulla quale gli intermediari si basano quando decidono se concedere un finanziamento. Un’iscrizione come “cattivi pagatori” può avere effetti negativi sull’accesso al credito.

Il Testo Unico Bancario, obbliga l’intermediario a dare preavviso al cliente almeno 15 giorni prima di procedere alla segnalazioni della situazione, che deve essere di  effettiva insolvenza non transitoria. Il mancato preavviso pregiudica la legittimità di ogni segnalazione effettuata.

Un caso recente (Cass. n. 6167/2020)

Un signore si vede negato il finanziamento per l’acquisto di un’automobile, poiché il suo nominativo era stato segnalato presso la Crif da parte di una finanziaria.

Successivamente risultava che la segnalazione era illegittima, poiché avvenuta per errore dovuto ad omonimia, che sarebbe stato facilmente evitato da un operatore avveduto.

Il signore decideva di agire, per chiedere al giudice il risarcimento del danno contro la finanziaria che erroneamente aveva segnalato il suo nominativo e la questione è giunta fino in Cassazione.

La Suprema Corte ha così avuto modo di precisare che sussiste responsabilità per fatto illecito nel momento in cui venga negato un finanziamento per effetto di un’illegittima segnalazione di un nominativo presso la Crif.

Aggiunge, inoltre, che il danno patrimoniale (lucro cessante e danno emergente) non può essere negato dal fatto “del tutto irrilevante” che altri istituti di credito abbiano invece concesso finanziamenti per altre ragioni, pur in presenza di una segnalazione negativa.

Nel caso in esame, l’attore non aveva potuto acquistare la macchina e pertanto, tutte le conseguenze economiche negative derivanti da tale situazione devono essere ritenute meritevoli di ristoro, fermo restando  la necessità di provare la quantificazione effettiva del danno.

Per quanto riguarda poi il danno non patrimoniale, che qui consiste nella lesione della reputazione economica o dell’immagine morale del soggetto segnalato illecitamente, esso non può ritenersi automaticamente dimostrato dal semplice diniego di accesso al credito, ma deve essere data piena prova del danno conseguenza.

Deve essere dimostrata l’esistenza di una effettive alterazione negativa della reputazione creditizia causata dal fatto illecito, tenendo a mente che non sono risarcibili i futili pregiudizi.

Per quanto riguarda l’entità del danno non patrimoniale, esso può essere quantificato equitativamente tenendo conto di vari parametri, quali la posizione personale del danneggiato, la durata dell’illegittima segnalazione e l’ammontare del ritardo o del debito erroneamente segnalato.

Infine, la Cassazione ci ricorda che in ambito civilistico l’onere della prova circa la sussistenza del nesso di causalità fra condotta, danno-evento e  danno-conseguenza, segue il criterio del “più probabile che non” (in tal senso anche Cass. n. 9927/2012).

Avv. Fabio Montalto

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