La coltivazione domestica di Cannabis in modeste quantità per uso personale non è reato

Commette reato colui che coltiva a casa qualche piantina di Cannabis con sistemi rudimentali per estrarre modiche quantità di sostanza stupefacente per farne uso e consumo personale?

Le Sezioni Unite della Cassazione si sono recentemente pronunciate in tema di punibilità penale della coltivazione di cannabis per uso personale, risolvendo un lungo contrasto giurisprudenziale che è stato sollevato con l’ordinanza dell’11/06/2019 dalla Terza Sezione penale della Cassazione.

Nell’ordinanza si è chiesto alle Sezioni Unite di risolvere il seguente quesito: “se, ai fini della configurabilità del reato di coltivazione di piante dalle quali sono estraibili sostanze stupefacenti, è sufficiente che la pianta, conforme al tipo botanico previsto, sia idonea, per grado di maturazione, a produrre sostanza per il consumo, non rilevando la qualità di principio attivo ricavabile nell’immediatezza, ovvero se è necessario verificare anche che l’attività sia concretamente idonea a ledere la salute pubblica ed a favorire la circolazione della droga alimentandone il mercato”.

Sul punto, le Sezioni Unite si sono pronunciate nei seguenti termini: “il reato di coltivazione di stupefacenti è configurabile indipendentemente dalla quantità di principio attivo ricavabile nell’immediatezza, essendo sufficienti la conformità della pianta al tipo botanico previsto e la sua attitudine, anche per le modalità di coltivazione, a giungere a maturazione e a produrre sostanza stupefacente; devono però ritenersi escluse, in quanto non riconducibili all’ambito di applicazione della norma penale, le attività di coltivazione di minime dimensioni svolte in forma domestica, che per le rudimentali tecniche utilizzate, lo scarso numero di piante, il modestissimo quantitativo di prodotto ricavabile, la mancanza di ulteriori indici di un loro inserimento nell’ambito del mercato degli stupefacenti, appaiono destinate in via esclusiva all’uso personale del coltivatore”.

Tale pronuncia mette fine ai contrasti circa la natura offensiva e dunque penalmente rilevante o meno della condotta di colui che si limita a coltivare qualche piantina di cannabis nella propria abitazione con sistemi molto rudimentali per farne uso domestico ed evitare così di dover acquistare la marijuana presso i rivenditori autorizzati. In virtù della pronuncia a Sezioni Unite possiamo affermare che non commette reato colui che coltiva a casa propria qualche piantina di cannabis con sistemi di coltivazione non adatti per grandi coltivazioni in serra, al fine di estrarre modiche quantità di marijuana consumabile per uso personale.  Ciò che davvero ha rilevanza è che nel corso delle indagini non emergano indizi che possano portare gli inquirenti a ritenere che la sostanza stupefacente sia coltivata e prodotta per metterla in vendita, perché in tal caso la condotta sarebbe penalmente punibile, alla luce di una portata offensiva decisamente maggiore della fattispecie. L’utilizzo del semplice annaffiatoio per le piante e l’assenza di impianti di irrigazione e di strumenti di pesatura come bilancini, saranno sicuramente elementi idonei ad escludere l’intento di spacciare e vendere la sostanza. In altri termini, saranno penalmente rilevanti le condotte di coltivazione che dimostrino l’intenzione di commercializzare la sostanza stupefacente coltivata in gran quantità e con sistemi di irrigazione professionale, poiché in tal caso il coltivatore sarà punito per aver messo in pericolo la salute della collettività.

Avv. Andrea Accardi

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