Anche gli ateisti e gli agnostici possono fare propaganda della propria assenza di credo religioso

Con la pronuncia n. 7893 del 17/04/2020 la Cassazione si è espressa su un caso risalente al 2013, in cui il Comune di Verona aveva impedito all’UAAR (Unione Atei e Agnostici Razionalisti) di affiggere in città dei manifesti dove la lettera “D” della parola “Dio” era barrata e a seguire era scritto “10 milioni di italiani vivono bene senza D”. A seguito dei primi due gradi di giudizio conclusi in favore del Comune di Verona, l’UAAR ha fatto ricorso per cassazione e la Suprema Corte lo ha accolto, statuendo che gli agnostici e gli atei non possono essere oggetto di discriminazioni nella propria manifestazione di pensiero in ambito religioso, potendo essere liberi di fare propaganda del loro ateismo o agnosticismo, purché ciò non decada in vilipendio nei confronti del credo altrui. In conclusione verrà aperto un nuovo appello dove la Corte di merito dovrà decidere alla luce del suddetto principio di diritto.

Le motivazioni della Cassazione

La statuizione della Corte di legittimità si fonda su alcuni principi costituzionali del nostro ordinamento. In primo luogo, l’art. 19 (Costituzione) relativo alla libertà di ciascuno di professare liberamente la propria fede religiosa anche in forma associata e di farne propaganda nel rispetto del buon costume, è stato riletto anche nella libertà di non credere in alcuna divinità e di poter manifestare tale visione dell’esistenza umana attraverso qualunque mezzo. Tale libertà si coordina con quella di libera manifestazione di pensiero prevista all’art. 21 (Costituzione) e più in generale con il principio di tutela dei diritti e delle libertà della persona di cui all’art. 2 (Costituzione), alla luce del quale tutti gli individui sono liberi di poter sviluppare la propria personalità anche in funzione del proprio credo religioso, purché non cagionino pregiudizi agli altri. Infatti, nel compiere libera propaganda di ateismo e agnosticismo, i soggetti sono tenuti a non offendere coloro che invece credono e professano una confessione religiosa. Ricordiamo anche che l’Italia non è uno stato confessionale, cioè non ha una religione ufficiale sebbene la tradizione cattolica sia strettamente collegata alla nostra cultura religiosa. La Corte Costituzionale aveva statuito nella sentenza n. 203 del lontano 1989 che l’Italia è uno stato laico che si pone in equidistanza rispetto a ogni religione, ciò non vuol dire che esso sia indifferente alle stesse, anzi ne rispetta ogni credo religioso e dispone che nessuno sia discriminato per motivi religiosi.

In conclusione, alla luce di questo precedente giurisprudenziale, anche le associazioni di atei e agnostici avranno la possibilità di manifestare liberamente le proprie ideologie sulla religione, potendone fare anche propaganda con ogni mezzo purché i contenuti e le espressioni usate non siano offensive nei confronti di coloro che invece professano una fede religiosa.

Avv. Andrea Accardi

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