Come distinguere il peculato dalla truffa aggravata?

L’articolo di oggi intende offrire una panoramica sulla differenza tra i reati di peculato e di truffa aggravata per aver commesso il fatto con abuso dei poteri o con violazione dei doveri inerenti a una pubblica funzione o a un pubblico ufficio. Si tratta di una materia che riguarda tutti coloro che lavorano nella pubblica amministrazione e si impossessano di un bene mobile o di denaro di cui hanno la disponibilità in ragione del proprio incarico e ricorrono ad artifizi o raggiri per ottenerlo o per nascondere l’impossessamento.

Prima di individuare l’elemento che ci permette di distinguere l’una fattispecie dall’altra, esaminiamo brevemente i due reati oggetto della questione.

Art. 314 Codice penale “peculato”

“Il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio, che, avendo per ragione del suo ufficio o servizio il possesso o comunque la disponibilità di denaro o di altra cosa mobile altrui, se ne appropria, è punito con la reclusione da quattro a dieci anni e sei mesi”.

“Si applica la pena della reclusione da sei mesi a tre anni quando il colpevole ha agito al solo scopo di fare uso momentaneo della cosa, e questa, dopo l’uso momentaneo, è stata immediatamente restituita”.

Il peculato è un reato che può essere commesso solo da un pubblico ufficiale o un incaricato di un pubblico servizio, perché è una forma speciale di appropriazione indebita commessa da un soggetto che opera nella pubblica amministrazione. Il reato è posto a tutela dell’efficienza e del patrimonio della pubblica amministrazione, poiché punisce i soggetti che fanno proprio un bene mobile o del denaro appartenente o in gestione all’ente per cui lavorano.  È necessario che il bene di cui il pubblico agente si appropri abbia un valore economico apprezzabile, quindi ad esempio non sarà punibile colui che si tiene per sé una penna, sottratta in un’occasione isolata, mentre scatterà il reato se il bene in questione sia un computer in dotazione. Il reato presuppone che il bene sia nella disponibilità materiale del pubblico ufficiale proprio in ragione del suo ufficio o servizio; non è necessario che tale bene sia in suo possesso, l’importante è che possa disporne entrando facilmente in contatto con esso. Il pubblico agente sarà punibile per peculato quando si dimostri che l’appropriazione del denaro o della cosa pubblica sia avvenuta con coscienza e volontà da parte di costui, cioè con dolo.  
Il secondo comma della norma prevede una pena minore per il cosiddetto peculato d’uso, che ricorre quando il colpevole usa momentaneamente la cosa per poi restituirla immediatamente.

Articoli 640 e 61, comma 1, n. 9, Codice penale “truffa aggravata per aver commesso il fatto con abuso dei poteri o con violazione dei doveri inerenti a una pubblica funzione o a un pubblico servizio”

Il primo comma della norma stabilisce che: “Chiunque, con artifizi o raggiri, inducendo taluno in errore, procura a sé o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da euro 51 a euro 1.032”.

La truffa è un reato posto a tutela non solo del patrimonio della persona ma anche della sua libertà nel prestare il consenso, poiché il colpevole sfrutta raggiri o artifizi per manipolare la percezione della realtà della vittima, traendola in inganno e spingendola a dare del denaro o beni di valore al truffatore. Il raggiro si sostanzia in una menzogna volta a far apparire come vera una falsità, mentre l’artifizio è la creazione di una falsa apparenza del mondo esterno, che in realtà non esiste. Il colpevole risponderà di truffa laddove si dimostri che egli era consapevole che con i propri inganni sarebbe riuscito, anche solo eventualmente, a impoverire la vittima del proprio patrimonio, inducendola a trasferirlo ad egli (cosiddetti dolo generico e dolo eventuale). La truffa è aggravata ai sensi dell’art. 61, comma 1, n. 9 c.p., prevedendo così un aumento di pena, nel caso in cui essa sia stata commessa sfruttando il proprio ruolo di pubblico ufficiale o incaricato di un pubblico servizio, per compiere raggiri ed inganni.

L’elemento distintivo tra truffa aggravata e peculato alla luce della giurisprudenza della Cassazione.

Ora che abbiamo un’idea più precisa delle due ipotesi di reato, riscontriamo che la giurisprudenza ha trattato casi in cui dei pubblici ufficiali si appropriavano di beni della pubblica amministrazione facendo ricorso a falsità e artifizi in momenti contestuali o susseguenti all’impossessamento e pertanto i giudici hanno dovuto individuare il discrimine tra i due reati per capire quando l’uno esclude l’altro.  I giudici hanno osservato che la distinzione tra peculato e truffa aggravata si individua nel modo in cui il pubblico impiegato si impossessa del denaro o del bene pubblico. Si è statuito, infatti, che il peculato ricorre se il soggetto fa proprio il bene di cui ha già la disponibilità per ragioni del suo ufficio o servizio, potendo eventualmente ricorrere successivamente all’artifizio o al raggiro per nascondere la commissione del fatto illecito, in modo da rimanere impunito. In buona sostanza, in tal caso i raggiri e gli artifizi non servono per appropriarsi della cosa, in quanto già oggetto di impossessamento, ma solo per ottenere il risultato ulteriore di non far scoprire alla pubblica amministrazione tale gesto (Vedi Cass. pen. sez. VI, n. 10569 del 05/12/2017). In conclusione, nel peculato gli artifizi e i raggiri non sono elementi che costituiscono tale reato, perché al massimo sono usati solo per occultare la cosa già ottenuta. 
Il reato di truffa invece ricorre quando il pubblico agente non è in possesso del bene mobile o del denaro di cui si vuole appropriare ed allora fa ricorso contestualmente ad artifizi o raggiri al fine di ottenerlo (vedi Cass. pen. sez. VI, n. 10762 del 01/02/2018).  In buona sostanza nella truffa, a differenza del peculato, gli artifizi e i raggiri sono elementi costitutivi del reato poiché il reo fa ricorso ad essi per conseguire il possesso del bene mobile o del denaro.

Conclusivamente, possiamo affermare che risponderà di truffa aggravata il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio che fa ricorso ad artifizi o raggiri proprio al fine di appropriarsi di un bene o di denaro della pubblica amministrazione; invece, ricorrerà il peculato nel caso in cui il soggetto si appropri della cosa di cui può disporre in virtù del proprio lavoro, utilizzando artifizi o raggiri solo al fine di nascondere tale condotta. In tal caso le falsità poste in essere non avranno alcuna rilevanza ai fini del reato di peculato già realizzatosi, se non per valutare ancor più negativamente l’atteggiamento maggiormente criminoso tenuto dal pubblico agente.

Avv. Andrea Accardi

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