I contratti derivati – origini e diffusione di un fenomeno globale

per la rubrica: contratti derivati e swap

Introduzione

Il termine derivato si riferisce ad una variegata categoria di contratti che distingue al suo interno diverse tipologie, tra derivati negoziati in mercati regolamentati, option e futures, e derivati Over the Counter, in cui ha importante rilevanza pratica, per la frequenza con cui è concluso ed i problemi che pone, il contratto di swap.

Questa figura contrattuale è considerata una concausa della recente crisi economica (2007-2013) e per questo si è indotti a pensare che i derivati siano strumenti finanziari di recente elaborazione da parte delle banche e intermediari finanziari ma la loro origine, piuttosto, è da far risalire indietro nel tempo tanto che, ripercorrendone la storia, lo si può riscontrare già nell’antichità, almeno nei suoi archetipi fondamentali.

La storia antica offre esempi di contratti derivati, come i contratti a termine utilizzati da greci e romani.

Aristotele riferisce che Talete di Mileto nel 580 a.c. poté arricchirsi stipulando in inverno, cioè quando la domanda era ancora bassa, un’opzione avente ad oggetto l’utilizzo in autunno di alcuni frantoi, quando la domanda sarebbe stata massima.
Forme rudimentali di futures si possono rinvenire anche in epoca romana dove, in mercati che prendevano il nome di “fora vendalia”, veniva trattata la vendita di particolari prodotti agricoli [1].

I derivati nel medioevo

Forme di futures più simili a quelle oggi conosciute si diffonderanno nel medioevo dove nelle fiere stagionali i mercanti concludevano accordi con gli agricoltori aventi ad oggetto un raccolto futuro, l’obiettivo era quello di accordarsi su di un giusto prezzo al fine di eliminare il rischio dovuto all’incertezza sul prezzo futuro della merce.
Addirittura nel 1164 si riscontra il primo derivato concluso da un ente locale, in cui il comune di Genova vendette ad un istituto finanziario (Monte) le proprie entrate fiscali future in cambio di un anticipo immediato [2].

Tuttavia, la diffusione di contratti derivati ancora più simili a come oggi li conosciamo la si deve far risalire all’età moderna.

I derivati in età moderna

A partire dal XVII secolo viene ammessa la negoziazione al Royal Exchange di Londra di contratti forward, fino a quel momento agli operatori di borsa non era consentito contrattare all’interno dell’edificio [3].

Già nel 1637 si verificò la prima bolla speculativa cosiddetta “mania dei tulipani”.
In quegli anni in Olanda si negoziavano i futures sui tulipani, cioè i fioristi contrattavano i diritti sui bulbi prenotandoli in anticipo dai contadini e si trattava di acquisti con consegna futura che erano effettuati al solo scopo di poter speculare sull’incremento dei prezzi.

La domanda dei tulipani era talmente ampia che si raggiunsero cifre esorbitanti per singolo bulbo per le varietà di maggior pregio, raggiungendo i 6000 fiorini e arrivando addirittura a vendere o acquistare immobili per speculare sui tulipani.

Per cui quando nel 1637 un’asta andò deserta fu il panico e i commercianti, a fronte di una saturazione della domanda, iniziarono a vendere provocando lo scoppio della bolla con le conseguenti perdite di chi aveva comprato derivati ad un prezzo superiore rispetto a quello di mercato, ritrovandosi a pagare ai contadini prezzi elevati per dei bulbi che non valevano quasi più nulla. Fu la prima grande crisi finanziaria innescata dall’utilizzo di strumenti finanziari [4].

Derivati e sviluppo del commercio internazionale

A seguito della rivoluzione industriale del XVIII secolo e dato lo sviluppo del commercio internazionale del XIX secolo, i mercati europei si occuparono di importazioni provenienti dagli Stati Uniti stipulando contratti sulle merci importate, detti “to arrive contract”, è soltanto in questo periodo che si avvertì l’esigenza di standardizzare i contratti derivati.

Questa necessità di standardizzare dipese dai rischi cui le compagnie commerciali incorrevano, legati all’oscillazione dei prezzi delle merci, inoltre le navi mercantili non godevano di elevate velocità di navigazione e potevano impiegare settimane per giungere a destinazione.
Si elaborò un sistema per aggirarne il problema affidando a navi piccole e veloci la consegna di documenti, iniziando a commerciare prima ancora che le navi mercantili giungessero a destinazione con il relativo carico, da qui il termine “to arrive contract”, in arrivo, appunto [5].

Grazie a questa esperienza positiva si iniziò a negoziare i primi futures sul cotone a partire dal 1821 con la costituzione del Liverpool Cotton Exchange e futures sul grano nel 1848 con la Chicago Board of Trade, dando origine ai moderni contratti derivati negoziati in mercati regolamentati [6].

Il mercato dei derivati nella storia recente

A partire dai primi anni ‘70 del secolo scorso viene istituito il Chiacago Board Option Exchange che ad oggi è considerata la più importante borsa di opzioni del mondo e, inoltre, i contratti derivati iniziarono ad avere ad oggetto ulteriori sottostanti come valute e tassi d’interesse [7].

Sarà con l’introduzione dei sistemi informatici che si aprirà al mondo il primo mercato borsistico elettronico di cui ne è esempio il pioneristico NASDAQ (1971) che ne favorì il fenomeno della globalizzazione dei mercati.

Ma l’evento che caratterizzò profondamente questi anni fu quando si capì che i modelli matematici tornavano utili alla descrizione dei fenomeni del mondo finanziario, per cui sia fisici che matematici si “prestarono” all’economia introducendo formule per il calcolo dei prezzi dei derivati individuate da Black ed i premi nobel Scholes e Merton [8].

Da questo momento i derivati diventarono strumenti finanziari sempre più complessi e rischiosi e i successivi anni ‘80 videro il diffondersi nel mercato Over the Counter i contratti di swap, soprattutto i derivati iniziarono ad avere ad oggetto qualsiasi indice di riferimento.
Così gli operatori finanziari iniziarono a distinguere i contratti derivati in due categorie: i cosiddetti plain vanilla, termine usato per definire una negoziazione standard ispirato al nome dal gelato alla vaniglia proprio per indicarne la semplicità nella sua realizzazione, e il suo opposto, il cosiddetto contratto esotico che modifica le componenti di uno strumento finanziario tradizionale, quindi un contratto atipico e più complesso [9].

Tuttavia, ad una crescente diffusione dei derivati fece seguito anche una serie di scandali finanziari tra i quali (solo per citarne alcuni) il fallimento della Barings Bank (1995), una banca britannica che esisteva sin dal 1762 e fallita a causa delle azioni di negoziazione di futures e altri derivati da parte di Nick Leeson che provocarono perdite per un totale di 1,3 miliardi di sterline; ancora, possiamo ricordare il fallimento della Contea Californiana di Orange County (1994) causata dalle attività del suo tesoriere Robert Citron il quale, chiamato a gestire un fondo di investimento, acquistò derivati molto rischiosi che determinarono l’esito del primo caso di default di un ente locale [10].

Le dimensioni attuali del mercato

Si tratta, quindi, di contratti definiti alieni, cioè che nascono dall’uso straniero ed in particolare prodotti dalla prassi contrattuale angloamericana, diventando via via un fenomeno in grado di influenzare la finanza globale, tanto che il loro valore risulta essere circa 520 mila miliardi di euro, 8 volte il pil mondiale, sulla base di dati forniti da una rilevazione della Banca dei Regolamenti Internazionali che tiene conto delle maggiori banche dei paesi più sviluppati [11], ma proprio per questo motivo, e a seguito di recenti studi, si pensa che potrebbe addirittura sfiorare i 2,2 milioni di miliardi di euro cioè 4 volte tanto quello che si pensava fino ad ora [12]. In ogni caso, solo una quota decisamente inferiore è rappresentata dal valore dei derivati conclusi in mercati regolamentati.

In Italia, il mercato regolamentato degli strumenti derivati prende il nome di IDEM (Italian Derivatives Market) ed è gestito dalla Borsa Italiana S.p.A. in cui circolano contratti futures ed option.

Dott. Devin Migliore


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[1] Consob. L’uso dei derivati finanziari.

[2] U. Patroni Griffi, I contratti derivati: nozione, tipologia e peculiarità del contenzioso, in Rivista di Diritto Bancario, 2012.

[3] U. Patroni Griffi, L’oggetto dei contratti su derivati nella giurisprudenza più recente, in Rivista di Diritto Bancario, 2016.

[4] Consob, Le crisi finanziarie, la bolla dei tulipani.

[5] Consob. L’uso dei derivati finanziari.

[6] U. Patroni Griffi, I contratti derivati: nozione, tipologia e peculiarità del contenzioso, in Rivista di Diritto Bancario, 2012.

[7] Nel 1972 sempre a Chicago veniva costituito l’International Monetary Found, il primo mercato dei futures su valute; nel 1975 iniziarono ad essere negoziati anche i primi futures su tassi d’interesse con la costituzione del Government National Mortgage Asocciation

[8] Consob. L’uso dei derivati finanziari.

[9] U. Patroni Griffi, L’oggetto dei contratti su derivati nella giurisprudenza più recente, in Rivista di Diritto Bancario, 2016.

[10] U. Patroni Griffi, I contratti derivati: nozione, tipologia e peculiarità del contenzioso, in Rivista di Diritto Bancario, 2012.

[11] L. F. Signorini, Indagine conoscitiva sugli strumenti finanziari derivati, testimonianza del vice direttore generale della Banca d’Italia, Commissione VI Finanze, Camera dei Deputati, 2015, Roma.

[12] Il Sole 24 Ore, Banche, allarme derivati: valgono 33 volte il Pil mondiale, articolo del 6 dicembre 2018.

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