Chi è affetto da favismo può chiedere la rimozione delle coltivazioni di fave nelle vicinanze della propria abitazione?

Il favismo è una forma di anemia legata alla mancanza di glucosio 6 fosfato deidrogenasi (G6PD), un enzima del metabolismo del glucosio; tale deficit genetico causa gravi crisi emolitiche, cioè distruzione dei globuli rossi, le quali possono aggravare notevolmente lo stato di salute della persona.  
Gli studiosi hanno accertato che proprio l’ingestione di fave e piselli può scatenare questa crisi anemica e dunque coloro che sono affetti da favismo devono evitare di assumere questi prodotti agricoli per non essere afflitti dai disturbi della propria condizione. Tuttavia si sono registrati dei casi in cui anche l’inalazione del polline delle piante di fave ha causato malessere a chi è affetto da tale disturbo e poiché nel nostro territorio ci si può imbattere facilmente in coltivazioni di fave, ci si chiede se chi è affetto da favismo possa chiedere alle autorità di vietare tali coltivazioni nei pressi della propria abitazione.

In assenza di una normativa specifica sul tema, dovremo risolvere la questione alla luce dei principi generali del nostro ordinamento giuridico e vedere quali sono le tutele a cui poter ricorrere.

Interessi in contrasto

Partiamo dalla premessa che ciascun soggetto è titolare di diritti e di interessi e spesso tali interessi entrano in conflitto con quelli degli altri laddove ci siano situazioni di incompatibilità. Quando due o più soggetti entrano in conflitto tra loro per via degli interessi di cui sono portatori, i giudici e le autorità amministrative devono porre idealmente questi due interessi contrapposti sui piatti di una bilancia e valutare quale dei due sia più pesante/importante e quindi debba prevalere sull’altro.

Poniamo il caso che Tizio, affetto da favismo, abiti in una villetta in campagna e il suo vicino Caio decida di coltivare fave nel proprio appezzamento di terreno. L’inalazione dei pollini delle piante di fave potrebbe causare malessere a Tizio e quindi costui avrà interesse alla rimozione della piantagione, tuttavia tale interesse entrerà in conflitto con quello del coltivatore Caio di produrre fave per venderle.

Più specificamente, l’interesse di Tizio corrisponde a ciò che attiene alla tutela della propria salute e integrità fisica, tale interesse o bene giuridico è tutelato nella nostra Costituzione agli artt. 2 e 32. Si tratta di valori di importanza fondamentale, poiché l’integrità psico-fisica dei soggetti e la preservazione della vita umana e della salute rappresentano gli interessi maggiormente tutelati dalla nostra collettività. Lo stesso articolo 2 della Costituzione impone a tutti i soggetti di rispettare i doveri di solidarietà sociale, il che significa che ciascuno deve rispettare gli interessi degli altri ed astenersi dal compiere qualunque azione che possa lederli.

Diversamente, gli interessi del coltivatore Caio sono legati all’esercizio dell’attività di impresa e di poter sfruttare come preferisce tutti i beni che rientrano nella sua proprietà. Di fatti l’appezzamento di terreno di Caio, in quanto di sua proprietà, può essere da questi sfruttato come meglio preferisce in modo pieno ed esclusivo ma nel rispetto dei limiti e degli obblighi previsti dall’ordinamento giuridico (vedi art. 832 Codice civile). In buona sostanza, Caio ha la facoltà di poter destinare il proprio appezzamento a coltivazione di fave. Tale interesse è strettamente collegato a quello di impresa, cioè di sfruttare economicamente la produzione di fave per guadagnare dalla loro vendita (art. 41 Costituzione).

Così come il diritto di proprietà va incontro a limiti, anche la libertà di iniziativa economica può andare incontro a vincoli e ovviamente l’interesse collettivo alla tutela della salute umana e dell’integrità psico-fisica della persona rappresenta un limite insormontabile. Le esigenze di produzione e di commercio devono essere sacrificate quando il loro sfruttamento rischia di nuocere la salute umana, in quanto si tratta di un bene giuridico che ha un peso maggiore sul piatto della nostra bilancia.

L’interesse prevalente

Fatte queste considerazioni possiamo dire che il diritto alla salute di Tizio ed al suo benessere psico-fisico è un interesse che prevale su quello di un piccolo contadino di sfruttare economicamente la propria coltivazione di fave posta nelle vicinanze della persona affetta di favismo. Pertanto possiamo dire che la persona affetta da favismo, o chi ne rappresenta gli interessi, ha la facoltà di potersi rivolgere alle amministrazioni comunali per chiedere l’emissione di provvedimenti che dispongano il divieto di coltivare piantagioni di fave nei pressi delle proprie abitazioni. Analogamente, i supermercati e i piccoli rivenditori di ortofrutta devono esporre all’ingresso dei propri esercizi l’avviso di esposizione di prodotti quali fave, le quali comunque generalmente vanno riposte in buste o contenitori sigillati. La persona può anche rivolgersi all’autorità giudiziaria per ottenere l’emissione di provvedimenti urgenti che impongano ai coltivatori di estirpare le colture di fave vicine alle case della persona interessata.

In tale direzione si sono mosse alcune amministrazioni locali, i cui sindaci hanno emesso ordinanze con le quali si è imposto ai coltivatori di non impiantare colture di fave e di estirpare tutte quelle presenti entro un raggio di 300 metri dai centri abitati o da abitazioni specifiche di persone che avevano fatto espressa richiesta al comune. È bene precisare che chiunque abbia interesse ad ottenere provvedimenti volti a imporre l’estirpazione e il non piantamento di coltivazioni di fave nelle vicinanze della propria abitazione dovrà provare di essere affetto dal favismo, tramite allegazione di certificazione medica.

Avv. Andrea Accardi

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