Vademecum su come diventare avvocato

Introduzione

In questo articolo vogliamo fornirvi una guida su come diventare avvocati, rivolta sia a chi si appresta a scegliere il proprio percorso universitario, sia a quelli che hanno già conseguito la laurea e stanno valutando se iniziare la pratica legale.

Partendo dai dati statistici, in Italia sono attivi ben 243 mila avvocati (dati aggiornati al 2019), ovvero uno ogni 250 abitanti.
Ma in passato i numeri erano ben diversi, infatti, nei primi anni novanta del novecento il numero degli iscritti agli albi forensi era inferiore alle 60 mila unità ovvero ¼ degli attuali iscritti.

Nei primi anni del duemila il numero ha cominciato a crescere esponenzialmente, sicché nel 2002 gli iscritti erano diventati 140 mila, mentre nel 2008 si contavano quasi 200 mila avvocati.

Negli ultimi anni invece la crescita è fortemente rallentata, ad esempio fra il 2016 ed il 2017 si è registrato un incremento di soli 1.000 avvocati e tale dato è frutto dell’eccessiva concorrenza che si è creata nel settore, che ha portato ad una riduzione di attrattività verso l’avvocatura e ad un ingresso sempre più ridotto di giovani nel settore.

Al rallentamento ha contribuito soprattutto la diminuzione delle iscrizioni alla facoltà di giurisprudenza ed anche al registro dei praticanti. Sempre più laureati in legge rinunciano alle professioni legali, dedicandosi esclusivamente ai concorsi pubblici, ma malgrado  questa flessione degli ultimi anni, il numero totale degli avvocati attivi nel nostro paese rimane ancora spropositato.

Se volete approfondire i numeri dell’avvocatura italiana vi rimandiamo al rapporto Censis 2019 che potete consultare cliccando qui.

In poche parole, attualmente si tratta di una professione molto competitiva, dove generalmente è difficile avere guadagni elevati,  soprattutto per chi non ha già uno studio di famiglia avviato.

Tuttavia, se siete disposti a fare dei sacrifici, mossi dall’interesse verso il mondo del diritto e delle professioni legali, di seguito troverete tutte le informazioni che dovete assolutamente conoscere.

Percorso universitario

Per cominciare, bisogna conseguire la Laurea in Giurisprudenza che attualmente prevede un ciclo unico di 5 anni.

Questo percorso di studi, come già accennato, ha subito un netto calo delle iscrizioni negli ultimi anni, poiché i giovani sono stati scoraggiati dalla lunghezza del corso di laurea e da prospettive di carriera incerte.

In realtà, una volta conseguito il titolo, vi è la possibilità di scegliere fra varie alternative ma ognuna richiederà impegno, poiché la laurea è soltanto un piccolo passo. Fra queste, la più tradizionale delle scelte è quella di optare per le professioni legali.

Tirocinio

Per accedere alla professione forense bisogna intraprendere un periodo di 18 mesi di tirocinio, che consiste in un addestramento teorico-pratico nel quale si apprendono le capacità necessarie per svolgere la professione di avvocato e gestire lo studio legale.

Per iniziarlo bisogna iscriversi al registro dei praticanti avvocato presso un consiglio dell’ordine e tale iscrizione ha una durata massima di cinque anni, dopodiché si verrà cancellati dal relativo albo.

Il praticantato legale può essere svolto presso uno o due avvocati contemporaneamente, iscritti all’albo da almeno 5 anni ed ognuno di loro non potrà avere più di tre praticanti.

Si dovrà frequentare con assiduità e diligenza lo studio legale scelto per almeno 20 ore a settimana ed assistere ad almeno 20 udienze ogni semestre.

Il tirocinio può essere svolto anche contestualmente ad un’attività lavorativa, purché quest’ultima sia compiuta con modalità e orari tali da consentire un effettivo e puntuale svolgimento della pratica.

Esso non comporta il diritto all’istaurazione di un rapporto di lavoro, pertanto non è dovuto alcun compenso, mentre è sempre dovuto il rimborso per eventuali spese affrontate dal praticante per conto dello studio. Tuttavia, decorso il primo semestre di pratica, possono essere riconosciuti al praticante un indennità ed un compenso, commisurati all’effettivo apporto professionale, tenuto conto dell’utilizzo dei servizi e della struttura dello studio.

Decorsi sei mesi dall’iscrizione nel registro dei praticanti, si potrà esercitare l’attività professionale in sostituzione dell’avvocato presso il quale si svolge la pratica, sotto il controllo e la responsabilità di quest’ultimo. Tale patrocinio sostitutivo ha però dei limiti, infatti, in ambito civile può essere esercitato soltanto di fronte al tribunale ed al giudice di pace, mentre in ambito penale nei procedimenti relativi a contravvenzioni e per quelli per i quali la competenza era del pretore.

Inoltre, al tirocinio presso uno studio legale si può affiancare la frequenza di una scuola di specializzazione per le professioni legali (della durata di due anni), che viene valutata come un anno ai fini della pratica.

Per i laureati più meritevoli, con un punteggio di laurea di almeno 105 ed un’età inferiore a 30 anni, è prevista la possibilità di svolgere il tirocinio formativo ex art. 73 D.L. 69/2003 presso gli uffici giudiziari, della durata di 18 mesi. Tale tirocinio viene computato come 12 mesi ai fini della pratica forense, costituisce titolo di preferenza nei concorsi pubblici del settore della giustizia e permette l’accesso all’esame di magistratura.

La possibilità di svolgere il praticantato presso gli uffici giudiziari è stata poi estesa anche a tutti i laureati in giurisprudenza con il D.M. 58/2016, ma tale forma di stage ha una durata di 12 mesi e non comporta l’accesso all’esame di magistratura, oltre a non costituire un titolo di preferenza.

E’ anche possibile svolgere la pratica per non più di sei mesi presso avvocati all’estero o in concomitanza con l’ultimo anno del corso di laurea in giurisprudenza.

Compiuti i 18 mesi, accertata l’assiduità, diligenza e riservatezza nello svolgimento del tirocinio, il consiglio dell’ordine rilascerà il relativo certificato di compiuta pratica con il quale potrete partecipare all’esame di abilitazione.

Esame di abilitazione

Conseguito l’attestato di compiuta pratica si potrà accedere all’esame nazionale di abilitazione, che si svolge ogni anno nel mese di Dicembre presso ogni corte di appello. Si tratta di un esame molto impegnativo, un vero e proprio scoglio da superare per chi vuole diventare avvocato, articolato in tre prove scritte ed una orale.

Le prove scritte si svolgono in tre giorni consecutivi e consistono nella redazione di un parere motivato in tema di diritto civile, un parere motivato in tema di diritto penale ed un atto giudiziario a scelta del candidato.

In media superano la prova scritta il 43% dei candidati ogni anno, per cui è consigliabile seguire un corso di preparazione da affiancare alla pratica in studio, poiché l’esame richiede delle buone capacità di scrittura che non sempre vengono sviluppate durante il percorso di studi universitario.

Successivamente verranno svolte le prove orali, a cui accederanno quei candidati che abbiano ricevuto un punteggio complessivo di almeno 90 punti nelle prove scritte.

Solitamente gli orali si svolgono nei mesi di Settembre-Ottobre-Novembre dell’anno successivo alle prove scritte, in ragione dei lunghi tempi di correzione degli elaborati, di cui si occupa una corte di appello diversa individuata con sorteggio.

L’esame orale verrà espletato davanti una commissione formata da avvocati, professori universitari e magistrati, che dovranno saggiare la preparazione del candidato su sei materie da lui scelte, fra le quali non potrà mancare la deontologia ed una procedura (civile o penale).

Una volta superato l’esame orale, la commissione dichiarerà il candidato idoneo all’esercizio della professione di avvocato.

Percorsi alternativi

Si può anche conseguire l’abilitazione in un altro paese dell’Unione Europea e successivamente all’iscrizione nell’albo straniero, esercitare in Italia in virtù del diritto di stabilimento, utilizzando il proprio titolo di origine (es. abogado, quello spagnolo).

Gli avvocati stabiliti vengono iscritti in una sezione speciale dell’Albo e sono soggetti a diverse limitazioni, non potendo esercitare da soli la professione, ma dovendo agire d’intesa con un avvocato italiano che dovrà affiancarli per tre anni. Successivamente a questo periodo si ottiene l’iscrizione all’albo quali avvocati di pieno diritto.

Possono svolgere l’attività di avvocato, iscrivendosi in un elenco speciale, senza dover partecipare all’esame di abilitazione, i docenti e ricercatori universitari di materie giuridiche di ruolo da almeno 5 anni.

Infine, chi ha svolto la funzione di magistrato ordinario, militare, amministrativo, contabile o avvocato dello Stato, può successivamente svolgere l’attività di avvocato, salvo i casi in cui sia incorso in provvedimenti disciplinari.

Iscrizione all’albo ed impegno solenne

Per svolgere la professione di avvocato è necessario iscriversi all’albo ordinario oppure ad uno degli albi speciali istituiti e tenuti preso ciascun consiglio dell’ordine.

Infine, a seguito di una formale cerimonia di impegno, dinanzi al consiglio dell’ordine in seduta pubblica, letta la formula di rito si viene immessi nell’esercizio della professione.

Come già detto si tratta di un percorso lungo, che nella migliore delle ipotesi dura otto anni dal diploma, per cui bisogna avere solide motivazioni per portarlo avanti.

Cosa significa essere avvocati?

Il compito dell’avvocato è quello di difendere i diritti di ogni individuo. Pertanto, questa professione deve essere svolta tenendo a mente la sua funzione sociale, poiché non ci può essere giustizia senza gli avvocati, dalla cui abilità dipende in gran parte il destino degli assistiti e l’evolversi della giurisprudenza.

In conclusione, per cercare di spiegare cosa significa svolgere questo lavoro, ci affidiamo alle parole sempre attuali di Piero Calamandrei:

L’avvocato non può essere un puro logico, né un ironico scettico, l’avvocato deve essere prima di tutto un cuore: un altruista, uno che sappia comprendere gli altri uomini e farli vivere in sé, assumere su di sé i loro dolori e sentire come sue le loro ambasce

 “La fatica dell’avvocato non conosce orari, né tregua, ogni processo apre un nuovo cammino, ogni cliente suscita un nuovo enigma”

L’avvocato deve essere presente contemporaneamente in cento luoghi, come il suo spirito deve seguire nello stesso tempo cento piste. Ai clienti, non a lui, appartengono anche le sue ore notturne, che sono quelle forse in cui egli tormentosamente elabora i più preziosi argomenti”

“L’avvocato vive cento esistenze in una, lo struggono insieme le cure di cento destini. Anche se in una settimana dell’anno riesce ad isolarsi sulla vetta di un monte, lo accompagnano inesorabilmente nella sua vacanza, i dolori, le cupidigie, le speranze delle persone che gli hanno spietatamente inoculato, per liberarsene, le loro pene”

“Anche se incurante di denaro, deve battersi per conservare il denaro dei suoi clienti; anche se è un galantuomo, deve perdere i sonni per le disonestà degli altri; anche se è un cuore pacifico, che preferisce farsi derubare dal suo domestico pur di non aver la noia di riguardargli i conti, deve avvelenarsi l’esistenza per riguardare il centesimo ai domestici altrui”

L’avvocatura è una professione di comprensione, di dedizione e di carità”

Avv. Fabio Montalto

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