Commette un reato chi offende qualcuno in una chat di gruppo? facciamo chiarezza con le ultime sentenze della Cassazione

Oggi giorno i servizi chat come Whatsapp, Telegram e Google Hangout rappresentano tra i più diffusi sistemi di messaggistica istantanea, con cui è possibile anche creare chat di gruppo per comunicare contemporaneamente con più soggetti.
Tuttavia le chat di gruppo talvolta sono anche teatro di scontri tra leoni da tastiera che spesso arrivano a lanciarsi offese, le quali sono visualizzabili da chiunque faccia parte del gruppo. La domanda che sorge è la seguente: commetto un reato se offendo qualcuno in una chat di gruppo?

Il bene giuridico protetto: l’onore e la reputazione della persona offesa

Quando rivolgiamo delle offese a qualcuno ne offendiamo l’onore e l’integrità morale e tali interessi sono costituzionalmente protetti in forma implicita agli artt. 2 Costituzione e 10 del Codice civile. Il concetto di integrità morale è molto esteso, perché racchiude in sé tutte quelle doti morali quali il decoro, il pregio, l’onore e l’intelligenza che caratterizzano il soggetto agli occhi della società in cui vive. Quando offendiamo qualcuno, pertanto, screditiamo la sua persona di fronte ad una collettività di persone.

La depenalizzazione dell’ingiuria

A tutela dell’onore e dell’integrità morale della persona, il Codice penale prevedeva all’art. 494 il reato di Ingiuria che contemplava sanzioni nei casi in cui qualcuno offendeva un’altra persona alla sua presenza o in chat privatamente. Peraltro il quarto comma della norma prevedeva un aumento della pena se l’ingiuria veniva proferita alla presenza di altre persone, divenendo così ingiuria aggravata. Tuttavia nel 2016 questo articolo di legge è stato depenalizzato e oggi non è più reato offendere qualcuno privatamente senza comunicare l’offesa ad altre persone. Ciò non toglie che offendere qualcuno anche privatamente di persona o su chat rimane comunque un illecito civile, pertanto la persona offesa potrà citare in giudizio colui che l’ha offesa di fronte al giudice civile per essere risarcita per i danni morali subiti.

La diffamazione

È attualmente in vigore, invece, il reato di diffamazione di cui all’art. 595 c.p., il quale punisce con la pena della reclusione fino a un anno o della multa fino ad Euro 1.032,00 chiunque, comunicando con più persone, offende l’altrui reputazione.  La norma ha lo scopo di sanzionare colui che ha offeso la dignità morale di un soggetto, rendendo note a terze persone tali offese realizzando così una visione alterata e distorta della reputazione della persona offesa, senza che la stessa possa essere presente per potersi difendere subito dalle offese. L’assenza della persona denigrata rappresenta infatti l’elemento costitutivo della diffamazione, che la differenzia dall’ ingiuria aggravata di cui al quarto comma dell’art. 594 c.p., depenalizzata.

Un esempio concreto

Fatte queste premesse, adesso poniamo il caso che Tizio abbia un alterco con Caio in una chat Whatsapp di gruppo, dove i toni si fanno accesi e Tizio rivolge pesanti espressioni offensive a Caio, le quali possono essere visualizzate da tutti i membri del gruppo. Tizio sarà penalmente perseguibile?

Di seguito riportiamo i due opposti orientamenti sorti nella giurisprudenza della Cassazione.

1) La pronuncia della Cassazione del 2019 in cui si ritiene che scatta la diffamazione in caso di offese su chat di gruppo di Whatsapp.

Nella sentenza n. 7904 del 17/01/2019 emessa dalla Quinta Sezione Penale della Corte di Cassazione, si è statuito che è configurabile il delitto di diffamazione e non la mera ingiuria aggravata (non punibile penalmente perché depenalizzata) nel caso in cui le offese siano scritte in una chat di gruppo su Whatsapp. La Corte ha osservato che anche se tra i destinatari del messaggio inviato al gruppo vi è proprio la persona offesa e che la stessa può prendere subito posizione sulle offese difendendosi, ciò non basta ad escludere la diffamazione perché il messaggio è comunque leggibile da una cerchia di persone facenti parte del gruppo (in tal senso si veda anche Cass. pen. Sez. V, n. 44980 del 16/10/2012). Questa circostanza ha una rilevanza tale da ritenere esclusa la mera ingiuria aggravata depenalizzata e da rendere, invece, applicabile il reato di diffamazione in quanto l’offesa all’onore e alla reputazione è maggiore perché espressa pubblicamente tra più persone.

2) La pronuncia della Cassazione del 2020 che esclude la configurabilità della diffamazione.

Nella sentenza n. 10905 del giorno 31/03/2020 emessa dalla Quinta Sezione Penale della Corte di Cassazione, si è esclusa la configurabilità del reato di diffamazione nel caso di offese rivolte a qualcuno in una chat vocale di gruppo (nella specie quella di Google Hangout). In tale pronuncia, pur accertando che le espressioni offensive erano state pronunciate dall’imputato mediante comunicazione telematica diretta alla persona offesa ed alla presenza di altre persone invitate nella chat vocale, il reato di diffamazione non si configurava per mancanza dell’elemento basilare che costituisce il delitto stesso. Nello specifico, i giudici di legittimità hanno statuito che l’elemento di distinzione tra la diffamazione e l’ingiuria aggravata (perché resa alla presenza di più persone) consiste nel fatto che nell’ingiuria l’offesa è proferita direttamente alla presenza del destinatario, mentre nella diffamazione quest’ultimo è assente e resta quindi escluso dalla conversazione a cui hanno partecipato più persone, non avendo così modo di controbattere alle offese di chi le ha pronunciate (si veda anche Cass. pen. sez. V, n. 10313 del 17/01/2019). Pertanto, poiché il destinatario aveva ricevuto istantaneamente e personalmente le offese, anche se le stesse erano leggibili contemporaneamente da altri, egli era nella possibilità di prendere immediata posizione sulle stesse per controbattere e dunque il reato di diffamazione, che invece ne richiede l’assenza al momento della loro pronuncia, non si configurava. La Corte, infine, ha statuito che si era configurata la fattispecie di ingiuria aggravata dalla presenza di altre persone ma poiché tale reato è depenalizzato, l’imputato è stato assolto perché il fatto non è più previsto dalla legge come reato.

In buona sostanza, alla luce della nuova pronuncia del 31 Marzo 2020 il reato di diffamazione non si configurerebbe in caso di offese nelle chat di gruppo, perché il destinatario è presente nella chat e dunque non rimane all’oscuro delle stesse senza possibilità di prendere posizione sulle stesse. Occorrerà adesso vedere se tale orientamento prevarrà su quello più rigido del 2019 o se invece si richiederà un intervento definitivo delle Sezioni Unite. In ogni caso le offese restano sempre e comunque un illecito civile, risarcibile presso il giudice competente. Il consiglio è sempre quello di fare attenzione a ciò che si scrive anche quando il nervosismo prende il sopravvento.

Avv. Andrea Accardi

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