Il diritto del personale ATA al pieno riconoscimento del servizio prestato prima dell’immissione in ruolo

Il personale della scuola può presentare al dirigente scolastico, fra l’1 Settembre ed il 31 Dicembre di ogni anno, la domanda di riconoscimento degli incarichi effettuati in carriera.

A seguito di tale istanza viene emesso il decreto di ricostruzione, nel quale dovrebbero essere riconosciuti e conteggiati tutti gli anni di servizio precedentemente svolti, ma per effetto di varie disposizioni di legge non sempre questo avviene integralmente.

Per quanto riguarda gli incarichi prestati dal personale ATA prima dell’immissione in ruolo, vige l’articolo 569 del D.lgs 297/1994, secondo il quale “il servizio non di ruolo prestato dal dipendente ATA nelle istituzioni educative statali è riconosciuto pienamente soltanto fino al terzo anno, agli effetti giuridici ed economici, mentre per la restante parte nella misura di due terzi ai soli fini economici”.

A causa di questa previsione, molti decreti di ricostruzione carriera nel corso degli anni hanno erroneamente riconosciuto il servizio di preruolo soltanto in forma parziale, con l’effetto di ritardare gli incrementi stipendiali dovuti (clicca qui per vedere le fasce stipendiali del personale ATA).

La Corte di Cassazione ha chiarito in recentissime sentenze che il primo comma dell’articolo 569 del D.lgs 297/1994 deve essere disapplicato, poiché contrario al diritto europeo (in merito al dovere di disapplicazione, vedi la causa C-268/06, Impact della Corte di Giustizia).

A ben vedere tale previsione, che provoca l’abbattimento dell’effettivo servizio prestato dal personale ATA con contratto a tempo determinato, viola il principio di parità di trattamento fra lavoratori a tempo determinato ed indeterminato, che trova riconoscimento sovranazionale nella clausola 4 dell’Accordo Quadro CES, UNICE e CEEP allegato alla direttiva CE n. 70 del 1999.

La normativa italiana provocherebbe una disparità di trattamento in danno dei lavoratori ATA, per quanto riguarda il periodo di vigenza del rapporto a tempo determinato. Tale disparità non risulta essere oggettivamente giustificata da elementi concreti di differenziazione delle mansioni di lavoro rispetto al personale di ruolo.  Infatti, le mansioni affidate al personale ATA, siano essi a tempo determinato oppure indeterminato, sono del tutto sovrapponibili, come emerge chiaramente dalla contrattazione collettiva, che non ha mai operato alcuna differenziazione basata sulla tipologia di rapporto.

Per tali ragioni, la Suprema Corte ha stabilito che i precari di lunga data del personale ATA hanno diritto a vedersi riconosciuto l’intero servizio svolto negli anni precedenti all’immissione in ruolo, allo stesso modo dei periodi di lavoro svolti con contratto a tempo indeterminato, dovendosi pertanto disapplicare l’articolo 569 del D.lgs 297/1994.

Bisogna precisare, che i principi fin qui esposti trovano applicazione soltanto in parte per quanto riguarda il personale docente, poiché la normativa ad essi applicabile differisce sensibilmente da quella in esame.
Sicché, si rinvia al nostro specifico articolo “Il diritto del docente al pieno riconoscimento del servizio prestato prima dell’immissione in ruolo”, per una specifica trattazione del tema.

Cosa fare se il decreto di ricostruzione carriera non riconosce integralmente il servizio di preruolo?

Preliminarmente, è conveniente rivolgersi ad un avvocato che abbia una buona conoscenza della materia, per fargli visionare la documentazione ed in particolare il decreto, al fine di verificare i motivi per cui non è stato riconosciuto l’intero servizio prestato dal dipendente prima dell’immissione in ruolo.

E’ necessaria una valutazione caso per caso, poiché potrebbero esserci errori materiali oppure potrebbero essere state applicate altre forme di abbattimento attualmente non sindacabili, come ad esempio, i vari provvedimenti di blocco delle progressione stipendiale per motivi di finanza pubblica.

Potrete poi considerare la possibilità di rivolgervi al giudice, per recuperare gli anni ingiustamente non conteggiati, ma questa valutazione non può prescindere da un’analisi costi-benefici, che tenga conto sia del guadagno che si può avere da una più rapida progressione stipendiale, sia dei costi processuali prevedibili.

Avv. Fabio Montalto

potete contattarmi cliccando qui

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