Cosa rischia chi offende, minaccia o compie atti di violenza contro i medici e gli infermieri dell’ospedale e della guardia medica?

L’ambiente ospedaliero, soprattutto la sala di attesa del pronto soccorso, è sempre carico di tensione e nervosismo anche per via delle lunghe file che si creano in tali luoghi pubblici a causa delle carenze di personale.                                                          
La paura legata all’ emergenza Coronavirus ha peggiorato la situazione, soprattutto nei primi giorni del contagio quando tante persone si sono recate in ospedale per sottoporsi al tampone, si sono registrati casi di maltrattamento a danno del personale ospedaliero. Purtroppo le notizie legate alle violenze e alle vessazioni nei confronti degli infermieri e dei medici sono all’ ordine del giorno e questa tendenza negativa non sembra arrestarsi. In tale contesto, sono tristemente noti anche gli episodi di aggressioni e violenze ai danni dei medici che lavorano nelle guardie mediche da soli, privi di agenti di sicurezza che possano tutelarne l’incolumità. A causa dell’aumento di tali casi di violenza, in Parlamento è in corso di elaborazione un disegno di legge contenente sanzioni penali più dure per tutti coloro che pongono in essere atti di violenza e minaccia a danno di tutto il personale sanitario.

Nell’attesa di novità su tale versante, vediamo con alcuni esempi quali sono le attuali tutele che la legge penale appresta in favore dei medici e degli infermieri che giornalmente sono vittime di ingiustizie e maltrattamenti da parte di pazienti e utenti negli ospedali pubblici e nelle guardie mediche.                                                               
Prima di esaminare la questione, occorre premettere che i medici e gli infermieri rientrano nelle categorie dei pubblici ufficiali e delle persone incaricate di un pubblico servizio ed è per queste categorie che la legge penale appresta tutele, pertanto vediamo chi sono questi soggetti.

Chi è il pubblico ufficiale? chi ricopre tale ruolo tra i membri del personale sanitario?

Il pubblico ufficiale, trattato all’art. 357 Codice penale, è una figura che rappresenta la manifestazione della volontà della Pubblica Amministrazione, in quanto ha poteri certificativi e decisionali che hanno rilevanza per la collettività. In tale categoria, la giurisprudenza vi ha ricompreso tutti i medici che lavorano negli ospedali pubblici e nelle guardie mediche, in quanto costoro rilasciano prescrizioni e certificati medici che rappresentano l’emanazione di un potere amministrativo. Sono considerati anche pubblici ufficiali gli infermieri addetti al servizio triage del pronto soccorso, in quanto costoro svolgono un’attività intellettuale e autonoma consistente nel certificare il livello di urgenza dei pazienti che si presentano, in base ad una valutazione delle loro condizioni di salute. Sono considerati pubblico ufficiale anche gli infermieri che sono a capo del servizio 118, perché gestiscono il grado di emergenza delle chiamate che richiedono l’intervento delle ambulanze.

Chi è la persona incaricata di un pubblico servizio? chi ricopre tale ruolo tra i membri del personale sanitario?

L’incaricato di un pubblico servizio, trattato all’art. 358 Codice penale, è un soggetto che opera nell’ambito della pubblica amministrazione e che anche se non ha i poteri tipici del pubblico ufficiale, gode di una propria autonomia intellettuale nello svolgere il proprio servizio pubblico (si veda Cass. n. 467 del 1999). In tale categoria sono ricompresi tutti gli infermieri che operano nell’ambiente ospedaliero, in quanto nell’affiancare i medici nell’assistenza sanitaria essi preservano una certa autonomia operativa e pertanto non svolgono mansioni meramente materiali.

Fatte queste premesse, cosa rischia la persona che nel pronto soccorso, nei vari reparti dell’ospedale e nella guardia medica offende in pubblico l’infermiere o il medico?

Spesso anche a causa delle congestioni che si creano nelle sale d’attesa, la preoccupazione e la rabbia portano gli utenti a rivolgersi male e ad offendere l’onore del personale addetto al pronto soccorso.  Sebbene tali comportamenti siano dovuti a scatti di ira, questi stati d’animo non sono assolutamente giustificabili, né tollerabili e si può incorrere in sanzioni penali pesanti.                                                                    
L’art. 341 bis c.p. “Oltraggio a pubblico ufficiale” è un reato che punisce chiunque in un luogo pubblico (ad esempio l’ospedale, la guardia medica) o in un luogo aperto al pubblico (ad esempio un bar o un teatro), alla presenza di più persone, offende l’onore e il prestigio del pubblico ufficiale, avvilendo tale soggetto e ciò che rappresenta con un gesto di disprezzo. Il reato si configura quando le parolacce o le parole di discredito sono proferite alla presenza di più individui, mentre il pubblico ufficiale sta svolgendo il proprio lavoro.  In giurisprudenza si è osservato che il reato si realizza anche quando le espressioni offensive possano essere potenzialmente ascoltate dai presenti e non siano state effettivamente udite, perché questa potenzialità è idonea a compromettere la prestazione del pubblico ufficiale mentre svolge le sue attività (si veda Cass. pen. sez. VI, 20/04/2017, n. 19010). 
La pena prevista per la commissione di tale reato è quello della reclusione fino a tre anni. Il secondo comma dell’articolo stabilisce che se l’offesa consiste nell’ incolpare il pubblico ufficiale di un fatto determinato la pena può aumentare; tuttavia, se poi si dimostra che il fatto è vero o se per questo fatto poi il pubblico ufficiale è stato condannato, allora chi ha rivolto l’offesa sarà dichiarato non punibile.                    
L’ultimo comma della norma prevede un rimedio per chi ha commesso il reato di oltraggio, consistente nel fatto che se l’imputato, prima che inizi il giudizio penale, abbia riparato al danno risarcendo economicamente la persona offesa o l’ente ove questa lavora, allora il reato si estinguerà e non si incorrerà in alcuna pena.         

Pertanto, nel caso in cui le offese siano rivolte a medici e infermieri addetti al triage o alla gestione del servizio 118 in luoghi pubblici, alla presenza di terze persone, mentre costoro stanno svolgendo il proprio lavoro, allora si configurerà il reato di oltraggio a pubblico ufficiale.
Tale norma non include nelle sue tutele la figura dell’incaricato di un pubblico servizio, ad esempio gli altri infermieri non addetti ai servizi suddetti. Tuttavia anche le offese rivolte agli altri infermieri sono atti giudicati riprovevoli e penalmente sanzionati agli artt. 595, 61, comma 1, n. 10 Codice penale, nella forma del delitto di diffamazione aggravata per essere rivolta pubblicamente avverso un incaricato di pubblico servizio. La pena prevista per tale reato, includendo l’aggravante, può arrivare ad anni uno e mesi quattro di reclusione o alla multa di Euro 1.376,00.                                                                                                                                       

Cosa rischia la persona che nell’ area del pronto soccorso, di un reparto dell’ospedale o nella guardia medica, rivolgendo minacce ad un infermiere o ad un medico o compiendo atti violenti, impediscono a costoro di svolgere il proprio lavoro?

Abbiamo visto che le offese verbali possono integrare i reati di oltraggio a pubblico ufficiale ex art. 341 bis c.p. o di diffamazione aggravata ex art. 595 e 61, co. 1, n. 10 Codice penale.
Nell’ ipotesi in cui, invece delle offese verbali, la persona rivolga ai danni del medico o dell’infermiere che lavorano delle minacce di cagionare loro o ai loro cari un male ingiusto nel caso in cui non diano a loro priorità nelle cure o per altri motivi, si configurerà il reato di resistenza a un pubblico ufficiale o a un incaricato di pubblico servizio di cui all’ art. 337 c.p.                                                                                                              
Il reato si configura anche nel caso in cui il soggetto attivo del reato, ossia il reo, ponga in essere atti di violenza ai danni del medico o dell’infermiere. Il reato di resistenza a pubblico ufficiale è stato ampiamente analizzato in questo articolo a cui vi rimandiamo; in questa sede ci limitiamo a dire che il delitto in esame punisce tutti coloro che impediscono ai pubblici ufficiali e agli incaricati di un pubblico servizio di poter svolgere il proprio incarico pubblico a causa degli atti minacciosi o violenti ai danni della propria persona.                                                                                                  
 La pena prevista per tale reato è quella della reclusione da sei mesi a cinque anni.     
Grazie a tale norma tutti i membri del personale ospedaliero e della guardia medica trovano una tutela penale certa, poiché si tratta di operatori che operano nel settore pubblico per la collettività ed il legislatore ritiene giusto proteggere tali persone dai rischi che possono correre per il ruolo che ricoprono. Lo scopo è quello di dissuadere tutti dal commettere atti illeciti ai danni di tali categorie di soggetti, grazie a una sanzione penale severa.

Avv. Andrea Accardi

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