Giustizia e Intelligenza artificiale

L’intelligenza artificiale viene definita come l’insieme di sistemi che mettono in atto comportamenti intelligenti analizzando l’ambiente circostante e agendo con un certo livello di autonomia per raggiungere specifici obiettivi[1].

Secondo taluni, invece, con intelligenza artificiale si intende la capacità di un sistema tecnologico di risolvere problemi o svolgere compiti tipici dell’agire umano[2].

L’intelligenza artificiale riscontra sempre più successo in molteplici settori: medicina, trasporti, difesa, giustizia, automazione, robot etc. Venendo al settore medico, sempre più diffusi sono i robot in campo chirurgico e riabilitativo: i primi sono in grado di effettuare interventi chirurgici sempre più precisi e celeri; i secondi permettono di riabilitare pazienti con gravi menomazioni, paralisi e malattie degenerative[3].

Quanto al settore della difesa, basti ricordare i veicoli senza equipaggio, i droni capaci di individuare obiettivi e colpire bersagli mobili, le autodriverless, ossia auto in grado di muoversi autonomamente e senza conducente.

Altre applicazioni dell’intelligenza artificiale – a noi sicuramente più vicine – sono la possibilità di accedere ad internet, usare la posta elettronica, utilizzare carte di credito, pubblicare post sui social network.

Quanto premesso dimostra come i sistemi di intelligenza artificiale, dotati di algoritmi idonei a svolgere compiti della mente umana, abbiano migliorato il nostro modo di interagire e il nostro benessere sociale. Proprio per tal motivo, la Commissione Europea ha diffuso alcune importanti raccomandazioni circa l’utilizzo e l’impatto dell’intelligenza artificiale.

Tali raccomandazioni sono state diffuse mediante l’adozione:

  1. In data 4 dicembre 2018, della Carta Europea per l’uso dell’intelligenza artificiale nei sistemi giudiziari e negli ambiti connessi;
  2. In data 8 aprile 2019, della Comunicazione europea dal titolo: creare fiducia nell’intelligenza artificiale antropocentrica.

Per far fronte alle pregevoli raccomandazioni europee, il Ministero dello Sviluppo Economico ha adottato una ben delineata Strategia nazionale per l’intelligenza artificiale.

E’ bene, quindi, analizzare i punti salienti previsti dalla strategia “artificiale” europea e nazionale nel settore legale. Per quanto riguarda il settore giudiziario, i principi della Carta Europea sono[4]:

  1. Principio del rispetto dei diritti fondamentali;
  2. Principio di non discriminazione;
  3. Principio di qualità e sicurezza;
  4. Principio di trasparenza, imparzialità ed equità;
  5. Principio di garanzia dell’intervento umano.

Il principio del rispetto dei diritti fondamentali recita che: “bisogna assicurare che l’elaborazione e l’attuazione degli strumenti e dei servizi di intelligenza artificiale siano compatibili con i diritti fondamentali”, così come previsto dalla Cedu, dalla Convenzione sulla protezione delle persone rispetto al trattamento automatizzato di dati e dalla Carta Costituzionale.

Nel caso di un processo decisionale giudiziario dovranno assicurarsi il rispetto del diritto di accesso ad un giudice, il diritto ad un equo processo, i principi dello Stato di diritto e dell’indipendenza dei giudici ex artt. 24, 101 e 111 Cost.

Il principio di non discriminazione riguarda la capacità dei sistemi di intelligenza artificiale di rivelare e monitorare eventuali discriminazioni ed evitare analisi automatizzate.

Il principio di qualità e sicurezza prevede che gli algoritmi di intelligenza artificiale debbano essere tracciabili, memorizzabili ed eseguiti in un ambiente sicuro, in modo da garantirne l’integrità e l’intangibilità del sistema.

Quanto al principio di trasparenza, imparzialità ed equità: la trasparenza attiene al libero accesso al processo creativo del giudice, l’imparzialità alla completa assenza di pregiudizi e l’equità alla tutela degli interessi della giustizia.

Infine l’ultimo principio, noto come “under user control”, mira a precludere un approccio deterministico, ad assicurare che gli utilizzatori agiscano come soggetti informati ed esercitino il controllo sulle scelte effettuate[5].

Ciò chiarito, ci si chiede se l’utilizzo dell’intelligenza artificiale possa contribuire in maniera determinante allo sviluppo di una giustizia più efficiente ed equa, seppur nel pieno rispetto dei principi di cui sopra.

Per fornire una risposta a tale quesito, molteplici sono state le modalità di applicazione dell’intelligenza artificiale nel settore giudiziario.

La prima modalità consiste nell’analisi e predisposizione automatica di atti e documenti nel settore del diritto civile e commerciale, ove è richiesta la produzione di atti ripetitivi.

Tale modalità ha riscosso sorprendente successo anche in altri settori, in particolar modo con la creazione dei database Toga, Ross e Coin.

Il primo è capace di verificare la competenza, la procedibilità, l’ammissibilità a riti alternativi, i termini prescrizionali, la durata delle misure cautelari nonché calcolare la pena per i reati.

Il secondo consente agli avvocati di redigere atti seguendo l’orientamento giurisprudenziale maggiormente seguito dai giudici.

Il terzo ed ultimo database, denominato Coin, è in grado di leggere e interpretare accordi commerciali e contratti di finanziamento.

La seconda modalità è la c.d. giustizia predittiva, in grado di prevedere luoghi o orari dove potranno essere commessi altri reati, fornire ausilio agli avvocati in merito all’interpretazione della legge e all’orientamento maggiormente seguito o, addirittura, prevedere l’esito di un giudizio.

L’ultima modalità riguarda l’emissione di un giudizio attraverso un sistema di intelligenza artificiale: nulla quaestio per il settore civile e tributario, più problematico per quello penale[6].

In quest’ ultimo settore, l’eccessiva automazione del giudizio potrebbe mettere a repentaglio l’attendibilità dello stesso in termini di efficienza, equità e rispetto dei diritti fondamentali previsti dalla Carta Europea.

Ciò per molteplici ragioni:

  1. Un sistema artificiale, a differenza del giudice, non è in grado di valutare l’attendibilità delle dichiarazioni rese da un testimone;
  2. La sentenza di condanna ex art. 533 c.p.p. (al di là di ogni ragionevole dubbio), mal si concilia con un sistema artificiale improntato sulla certezza del giudizio;
  3. La Carta europea ammette l’utilizzo di un sistema artificiale nel giudizio penale, seppur sotto il controllo umano (under user control) e limitatamente a soluzioni specifiche[7].

L’ultima modalità – diversamente dalle prime due – garantirebbe efficienza e celerità al sistema giudiziario a discapito, però, di una decisione non sempre rispettosa dei principi della Carta Europea.

Il 4 aprile 2019, facendo tesoro delle preziose direttive della Carta Europea, è stata adottata una comunicazione da parte della Commissione Europea dal titolo: creare fiducia nell’intelligenza artificiale antropocentrica.

Con tale comunicazione la Commissione Europea ha rammentato come l’intelligenza artificiale non è fine a se stessa, ma debba essere percepita al più come strumento per migliorare il benessere degli esseri umani e conquistarne la fiducia, purché nel pieno rispetto dei principi etici e della legge.

Per raggiungere tali obiettivi, la Commissione Europea nel dicembre 2018 ha istituito un gruppo etico di esperti sull’intelligenza artificiale, con il compito di formulare pregevoli orientamenti.

Secondo tali orientamenti, presupposti per un’intelligenza artificiale affidabile sono il rispetto della legge, dei principi etici e della robustezza del sistema artificiale.

A ciò dovranno aggiungersi altri indispensabili elementi[8]:

  • Intervento e sorveglianza umani;
  • Robustezza tecnica e sicurezza;
  • Trasparenza;
  • Diversità, non discriminazione ed equità;
  • Benessere sociale e ambientale;
  • Accountability.

Venendo al primo elemento, l’utilizzo dell’intelligenza artificiale non dovrebbe ridurre, limitare o fuorviare l’intervento umano. I sistemi di intelligenza artificiale devono essere sicuri, robusti, affidabili, resilienti agli attacchi informatici, dotati di un piano di emergenza e in grado di prendere decisioni accurate.

Altro requisito fondamentale è la trasparenza: il sistema artificiale deve essere tracciabile, ovvero in grado di registrare e documentare le decisioni adottate, monitorarne il relativo processo ed evitare decisioni discriminatorie.

Infine, dovrebbero essere previsti meccanismi che garantiscono la responsabilità e l’accountability dei sistemi artificiali.

Al fine di ottenere un feedback da parte dei vari portatori di interesse (soggetti privati, amministrazioni pubbliche, Stati membri) rispetto agli orientamenti formulati, la Commissione Europea nel 2019 ha avviato un’importante fase pilota.

Alla luce dei riscontri raccolti e della fase pilota, nel 2020 verranno proposti nuovi orientamenti e proposte per rendere l’intelligenza artificiale ancor più strumento indispensabile per un miglioramento del benessere sociale ed ambientale.

Travalicando i confini europei, la Commissione europea ha svolto un ruolo attivo anche in ambito internazionale mediante la partecipazione al G7 e al G20, avviando dialoghi e riunioni con paesi terzi nonché predisponendo centri di eccellenza per la ricerca sull’intelligenza artificiale.

Addentrandoci in un’ottica nazionale, il Ministero dello Sviluppo Economico nel luglio 2019 ha adottato una Strategia nazionale per l’intelligenza artificiale, con l’obiettivo di plasmare un modello di Società 5.0[9] attraverso cui dar vita a nuove correnti di crescita e benessere “artificiali” per tutti gli individui ex art. 3 Cost[10].

Sul punto recenti studi[11] hanno evidenziato come il nuovo modello “nazionale” di Società 5.0 potrebbe raddoppiare il tasso annuo di crescita economica e aumentare la produttività del lavoro fino al 40% entro il 2035.

La strategia nazionale, basata sui principi dell’antropocentrismo, dell’affidabilità e della sostenibilità dell’intelligenza artificiale, mira a raggiungere i seguenti obiettivi:

  1. Adottare politiche nazionali di intelligenza artificiale in linea con gli obiettivi di sviluppo sostenibile (c.d. SDGs – Sustainable Development Goals) previsti dalle Nazioni Unite;
  2. Incrementare gli investimenti, pubblici e privati, nell’intelligenza artificiale e nelle tecnologie correlate;
  3. Potenziare l’ecosistema della ricerca e dell’innovazione nel campo dell’intelligenza artificiale;
  4. Sostenere l’adozione delle tecnologie digitali basate sull’ intelligenza artificiale;
  5. Rafforzare l’offerta educativa a ogni livello, per portare l’intelligenza artificiale al servizio della forza lavoro;
  6. Sfruttare il potenziale dell’economia dei dati, vero e proprio carburante per l’intelligenza artificiale;
  7. Consolidare il quadro normativo ed etico che regola lo sviluppo dell’intelligenza artificiale;
  8. Promuovere la consapevolezza e la fiducia nell’intelligenza artificiale tra i cittadini;
  9. Rilanciare la pubblica amministrazione e rendere più efficienti le politiche pubbliche;
  10. Favorire la cooperazione europea ed internazionale per un’intelligenza artificiale responsabile e inclusiva.

La strategia nazionale dovrà dotarsi anche di un partenariato pubblico – privato, di una collaborazione intra e inter-istituzionale, di una sinergia con l’azione europea e di una perenne valutazione delle evidenze generate.

Quindi, l’intelligenza artificiale necessiterà di un costante coordinamento tra le varie istituzioni coinvolte (ministeri, agenzie pubbliche, organismi finanziari e grandi aziende partecipate) e tra l’amministrazione centrale e locale[12].

In tale contesto si colloca anche il convegno tenutosi a Catania dal titolo: Ex Machina, l’intelligenza artificiale tra azione amministrativa e giustizia 4.0[13], a seguito del quale illustri giuristi hanno ravvisato come l’intelligenza artificiale determini un’eccessiva automazione delle decisioni del giudice, una contrazione dell’interpretazione creativa del giudice e un soffocamento della qualità della giurisdizione. Per far fronte a tali problematiche sono state sviluppate alcune salutari direttive:

  1. Software di giustizia predittiva a supporto e mai sostitutivi dell’operatore, che deve mantenere “il controllo” della procedura;
  2. Capacità di riservarsi, l’avvocato una libertà argomentativa, e il magistrato una misurata libertà interpretativa, magari anche tramite adeguate soluzioni digitali;
  3. Necessario impegno a partecipare alla progettazione dei data set e degli algoritmi “giudiziari”;
  4. Tendenziale trasparenza dell’algoritmo;
  5. Formazione di giuristi digitali e capacità di lavorare in team interdisciplinari;
  6. Redazione degli atti giudiziari che da una parte consenta la rappresentazione il più fedele possibile ai fatti; dall’altra acquisisca nuove tecniche di linguaggio traducibile in sistema binario;
  7. Necessità di un framework di norme e di governance che disciplinino l’utilizzo della intelligenza artificiale nella Pubblica amministrazione, anche per stabilirne i limiti ed individuare le responsabilità;
  8. Iniziative di ricerca non lasciate esclusivamente alle multinazionali degli algoritmi;
  9. Ancoraggio – come operatori del diritto – al quadro di tutela dei diritti fondamentali così come disegnati dalla Costituzione, dalla Carta dei diritti fondamentali e dalla Cedu. 

In definitiva, l’intelligenza artificiale è una proposta vantaggiosa per tutti: facilita l’accettazione del pubblico, aumenta il vantaggio competitivo delle imprese europee, diminuisce la lunghezza dei tempi giustizia, seppur nel pieno rispetto dei diritti fondamentali[14], della certezza del diritto e della qualità della giurisdizione[15].

Avv. Roberto Casano

#CmaIurisblog#intelligenzartificiale#diritto


[1] Comunicazione della Commissione europea del 7 dicembre 2018.

[2] Altalex: Intelligenza artificiale e giustizia, verso un giudice robot, articolo del 19 marzo 2019.

[3] Altalex: Intelligenza artificiale e giustizia, verso un giudice robot, articolo del 19 marzo 2019.

[4] Carta etica europea sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale nei sistemi giudiziari e negli ambiti connessi adottata dalla CEPEJ (Strasburgo, 3-4 dicembre 2018).

[5] Carta etica europea sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale nei sistemi giudiziari e negli ambiti connessi adottata dalla CEPEJ (Strasburgo, 3-4 dicembre 2018).

[6] Altalex: Intelligenza artificiale e giustizia, verso un giudice robot, articolo del 19 marzo 2019.

[7] Altalex: Intelligenza artificiale e giustizia, verso un giudice robot, articolo del 19 marzo 2019.

[8] Comunicazione della Commissione europea datata 8.4.2019: creare fiducia nell’intelligenza artificiale antropocentrica.

[9] La Società 5.0 viene definita come “una società in grado di fornire i beni e i servizi necessari alle persone che ne hanno bisogno al momento opportuno e nella giusta quantità; una società in grado di rispondere con precisione alle più svariate esigenze sociali; una società che sia in grado di fornire i beni e i servizi necessari a chi ne ha bisogno; una società in cui tutti i tipi di persone possono ottenere servizi di alta qualità, al di là di ogni differenza di età, sesso, religione e lingua, e vivere una vita vigorosa e confortevole”.

[10] Strategia Nazionale per l’Intelligenza Artificiale del 31 luglio 2019.

[11] Studio condotto da Accenture nel 2016 su 12 economie sviluppate.

[12] Strategia Nazionale per l’Intelligenza Artificiale del 31 luglio 2019.

[13] Altalex: L’indiscreto fascino della giustizia predittiva: il decalogo dei giuristi italiani, articolo del 15 ottobre 2018.

[14] Comunicazione della Commissione europea datata 8.4.2019: creare fiducia nell’intelligenza artificiale antropocentrica.

[15] Altalex: L’indiscreto fascino della giustizia predittiva: il decalogo dei giuristi italiani, articolo del 15 ottobre 2018; convegno tenutosi a Catania dal titolo: Ex Machina, l’intelligenza artificiale tra azione amministrativa e giustizia 4.0.

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