I rapporti contrattuali ed il Coronavirus: risoluzione, recesso ed esclusione della responsabilità contrattuale alla luce dell’emergenza nazionale

In questi giorni l’Italia è alle prese con l’emergenza legata al dilagare del Coronavirus e del conseguente insorgere della patologia COVID-19 ad esso correlato. Tale fenomeno ha sconvolto le vite degli italiani sotto molteplici aspetti, inclusi anche i rapporti contrattuali ed economici i quali rischiano di essere gravemente compromessi.

Come devono comportarsi tutti coloro che avevano organizzato una vacanza, avendo già pagato viaggio aereo e alloggio? La questione è di non poca rilevanza perché quando prenotiamo un albergo, abbiamo appena stipulato un contratto con le relative conseguenze giuridiche ad esso legate.

Ebbene, possiamo anticiparvi che a causa del Coronavirus è possibile escludere la propria responsabilità contrattuale per inadempimento e tale fenomeno, da intendersi come evento straordinario, può essere causa di scioglimento del contratto ma vediamo in che modo.

Il Codice Civile stabilisce all’art. 1372 che il contratto stipulato tra le parti ha un potere vincolante per le stesse e non può essere sciolto se non per accordo comune o per cause previste dalla legge. Le ragioni alla base di tale rigorismo sono legate al fatto che il legislatore mira a responsabilizzare le parti contraenti che hanno suggellato un vincolo che le impegna a comportarsi reciprocamente secondo diligenza e buona fede (vedi artt. 1176, 1375 c.c.). Alla luce del fatto che le parti contrattuali devono rispettare gli interessi che le hanno spinte a siglare il contratto e ciò in ossequio del principio di solidarietà sociale ed economica di cui all’art. 2 Costituzione, vediamo secondo quali modalità un contratto con prestazioni reciproche (c.d. sinallagmatico) possa essere risolto ai tempi del Coronavirus.

Esistono alcuni articoli di legge che possono giungere in nostro soccorso per giustificare la non esecuzione della prestazione contrattuale, un recesso o una risoluzione contrattuale per via del fenomeno virale che ha invaso il nostro Paese.

L’art. 1256 c.c. sull’impossibilità definitiva e temporanea nelle obbligazioni.

La prima norma che esaminiamo è quella di cui all’art. 1256 c.c., in tema di obbligazioni in generale (comprendenti non solo i contratti ma anche le promesse unilaterali e la gestione degli affari altrui), la quale stabilisce che l’obbligazione in capo al debitore si estingue quando la prestazione diviene per questi impossibile per una causa al medesimo non imputabile. In buona sostanza, quando il debitore non può essere messo nelle condizioni di eseguire la prestazione (sia essa un dare o fare) dedotta nel contratto per via di una causa che non è attribuibile a quest’ultimo a titolo di colpa (per esempio per una sua negligenza), allora il rapporto obbligatorio si scioglierà e il debitore sarà libero dal vincolo, nulla dovendo in termini di prestazione e risarcimento danni. La giurisprudenza individua come causa idonea a liberare il debitore il c.d. factum principis, ossia un provvedimento legislativo od amministrativo, dettato da interessi generali, che renda impossibile la prestazione, indipendentemente dal comportamento dell’obbligato (Cass. sez. III, 19/10/2007, n. 21973). Nella situazione attuale, il DPCM (Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri) 8 Marzo 2020 con la finalità di aggiungere “Ulteriori disposizioni attuative del decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6, recante misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19”, è chiaramente individuabile quale causa impeditiva che non consente al debitore di eseguire la propria prestazione. Si pensi, per esempio, al caso di un autotrasportatore incaricato da un privato di trasportare merce da Bari a Milano; in tale caso l’autotrasportatore potrà addurre il provvedimento governativo legato all’emergenza Coronavirus per esimersi dal porre in essere la prestazione dovuta verso il committente senza che questi possa essere legittimato a citarlo in causa per inadempimento o risarcimento danni.  La norma in esame stabilisce al secondo comma che se l’impossibilità è temporanea, il debitore non è responsabile del ritardo nell’adempimento finché essa perdura.  Inoltre, l’obbligazione si estingue se l’impossibilità perdura fino a quando, in relazione al titolo dell’obbligazione, o alla natura dell’oggetto (si pensi al trasporto di alimenti che vanno a male in pochi giorni), il debitore non può più essere ritenuto obbligato a eseguire la prestazione o il creditore perde interesse ad ottenere la stessa.

L’art. 1218 c.c. sulla esclusione della responsabilità del debitore per inadempimento alla prestazione dipeso da causa a lui non imputabile.

Sempre nell’ambito delle obbligazioni, l’art. 1218 c.c. stabilisce che il debitore che non esegue esattamente la prestazione dovuta è tenuto al risarcimento del danno, se non prova che l’inadempimento o il ritardo è stato determinato da impossibilità della prestazione derivante da causa a lui non imputabile. Tale norma mira a responsabilizzare al massimo il debitore in un’obbligazione, stabilendo che a suo carico si pone una presunzione di responsabilità contrattuale che lo può condurre a dover rispondere dei danni da inadempimento, se non dimostra che esso o il ritardo nell’esecuzione della prestazione è dipeso da un evento di forza maggiore o un caso fortuito, non prevedibili, che prescindono dai suoi oneri di diligenza e correttezza. Anche in tal caso, la sussistenza dell’epidemia di Covid-19 legata al Coronavirus dilagante in tutta Italia è un fatto notorio che non deve essere provato, nonché un evento straordinario di una portata talmente condizionante da escludere costoro da responsabilità contrattuale per i danni legati al loro inadempimento.

L’art. 1463 c.c. sull’impossibilità sopravvenuta nei contratti con prestazioni corrispettive.

Nell’ambito più specifico dei contratti, che rappresentano una delle diverse categorie di obbligazioni, troviamo l’art. 1463 c.c. il quale prevede che nei contratti con prestazioni corrispettive (dove entrambe le parti hanno obblighi reciproci di dare o fare), la parte liberata dall’obbligo per sopravvenuta impossibilità della prestazione dovuta non può pretendere dall’altra parte la controprestazione e deve restituire quella che abbia già ricevuto (qui, grazie alla tecnica interpretativa del combinato disposto, si fa il rimando all’evento straordinario ed al factum principis di cui agli artt.  1218 c.c. 1256 c.c.). Al ricorrere degli eventi impeditivi, viene meno la causa che aveva fatto sorgere il contratto, ossia quella giustificazione economico-sociale alla base della sua costituzione e pertanto il contratto si scioglie.

Pertanto, Se Tizio ha prenotato un volo aereo e albergo e ha già pagato per tali servizi, potrà richiedere alla compagnia aerea ed all’albergatore il rimborso delle somme versate, poiché la fruizione della prestazione (il trasporto aereo e il soggiorno in albergo) non sono più fattibili per via di un evento straordinario che prescinde dalla sua volontà.

L’art. 1467 c.c. sugli avvenimenti straordinari e imprevedibili che rendono eccessivamente onerosa una prestazione.

Analogamente, anche l’art. 1467 c.c. prevede nei contratti corrispettivi a esecuzione continuativa o periodica (si pensi alle forniture di merci o di energia) che se per una delle parti l’esecuzione della prestazione è divenuta eccessivamente onerosa in termini di effettuazione per eventi straordinari ed imprevedibili, è possibile richiedere la risoluzione del contratto. In tal caso si potrà ottenere il rimborso di quanto pagato e il contratto sarà risolto.

La tutela prevista all’art. 41 del Codice del Consumo per i viaggiatori.

Nella materia di nostro interesse, si deve necessariamente menzionare l’art. 41, comma 4 del Codice del Consumo il quale prevede che in caso di circostanze inevitabili e straordinarie verificatesi nel luogo di destinazione o nelle sue immediate vicinanze e che hanno un’incidenza sostanziale sull’esecuzione del pacchetto o sul trasporto di passeggeri verso la destinazione, il viaggiatore ha diritto di recedere dal contratto, prima dell’inizio del pacchetto, senza corrispondere spese di recesso, ed al rimborso integrale dei pagamenti effettuati per il pacchetto, ma non ha diritto a un indennizzo supplementare.

Le recenti disposizioni introdotte dal Governo con l’art. 28 del Decreto Legge del 2 Marzo 2020, n. 9 in tema di rimborso dei titoli di viaggio e pacchetti turistici.

Sebbene la legislazione nazionale sopra elencata possa offrire una tutela a tutti coloro che necessitano di comprendere le conseguenze relative ai propri rapporti contrattuali alla luce del Coronavirus, grazie all’opera interpretativa dei tecnici del diritto, il Governo ha introdotto disposizioni particolari per offrire maggiore chiarezza ai viaggiatori. L’Art. 28 della normativa elenca dettagliatamente tutti i casi rientranti nel novero della sopravvenuta impossibilità alla prestazione dovuta, come le condizioni dei soggetti che risiedono nelle zone rosse o coloro che si trovano in stato di quarantena e specifica al comma 2 le indicazioni da seguire per richiedere il rimborso per i biglietti e le prenotazioni. I vettori avranno 15 giorni di tempo dalla comunicazione di impossibilità a viaggiare per effettuare il rimborso, potendo anche emettere un voucher della validità di un anno che abbia lo stesso valore della somma spesa dal cliente.

Tramite il link seguente, potrete consultare l’articolo 28 del Decreto Legge del 2 Marzo 2020, n. 9

https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2020/03/02/20G00026/sg

Avv. Andrea Accardi

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