Furto con strappo o rapina? La guida definitiva per saper distinguere le due ipotesi di reato

Una questione che è spesso oggetto di accesi dibattiti giurisprudenziali attiene all’individuazione del discrimine tra il furto con strappo e la rapina.  La corretta individuazione della fattispecie ha una rilevanza di non poco conto, atteso che il reato di furto con strappo di cui all’art. 624 bis c.p. è punibile con la reclusione da tre a sei anni e con la multa da euro 927,00 ad euro 1.500,00, mentre la rapina è punibile con la più afflittiva pena detentiva che oscilla tra i quattro e i dieci anni, nonché con la multa da euro 927,00 ad euro 2.500,00.  
Prima di fare chiarezza sulla linea di confine tra le due fattispecie trattate, è opportuno esaminarne brevemente gli elementi costitutivi, ossia le caratteristiche essenziali delle ipotesi di reato contemplate.

In cosa consiste il furto?

Il furto, previsto all’art. 624 c.p., è un reato contro il patrimonio, bene giuridico da individuarsi non solo nella tutela della proprietà ma anche di tutti gli altri diritti reali quali ad esempio usufrutto ed uso; inoltre nell’ambito della tutela si annovera anche il possesso, ossia quella condizione di dominio di fatto su un bene che prescinde dalla condizione di godere di una titolarità specifica sullo stesso.                                Chiarita la concezione piuttosto ampia che il legislatore penale ha inteso conferire al concetto di patrimonio, al fine di estenderne la tutela a molteplici situazioni, possiamo precisare che il furto si sostanzia in tutte quelle condotte in cui l’autore del reato si impossessi della cosa mobile altrui, sottraendola a chi la detiene. Sottrarre significa togliere la possibilità al soggetto detentore di continuare a disporre della cosa, in quanto costui ne è stato privato della disponibilità materiale; mentre per impossessamento si intende quella condizione in cui il ladro comincia ad esercitare un potere di fatto sulla cosa, possedendola e avendola esclusa dal potere di vigilanza del suo possessore.
Per ciò che attiene al profilo dell’elemento soggettivo, il furto contempla il dolo generico relativo alla coscienza e volontà dell’azione di sottrazione ma anche il dolo specifico costituito dalla finalità di conseguire un profitto dalla sottrazione medesima (si v. Cass. pen. Sez. II, dell’11/12/1954, n. 459).

Cosa si intende per furto con strappo?

L’art. 624 bis, co. 2,c.p. tipizza al suo interno una variante specifica del furto semplice, la quale è stata prevista dal legislatore per contrastare strenuamente l’incidenza molto diffusa nelle zone cittadine dei cosiddetti scippi che molto spesso i giovani e anche alcuni meno giovani pongono in essere ai danni di innocenti passanti, i quali circolano con le proprie borse e borselli contenenti i propri effetti personali e beni di valore,  esponendoli sempre in modo vulnerabile agli istinti criminali di coloro che tendono a delinquere.
Il motivo per cui il furto con strappo è punito più severamente del furto semplice sta nel fatto che spesso tale condotta è caratterizzata da elementi di maggiore violenza corporale che possono incidere sulla incolumità della vittima. Lo strappo, difatti, “si concreta in un atto violento esercitato su di un oggetto che viene staccato improvvisamente dalla persona del detentore rivelando così una particolare audacia del ladro; violenza che deve essere necessariamente avvertita dalla vittima, altrimenti si rientrerebbe nell’ipotesi della destrezza” (Cass. pen.  7 dicembre 1985, n. 1115). Pertanto, pur essendo presente il connotato della violenza, nel furto con strappo essa è direttamente finalizzata allo spossessamento del bene detenuto dalla vittima e solo indirettamente si riverbera su quest’ultima. 

In cosa consiste la rapina?

L’art. 628 c.p. descrive la rapina come la fattispecie in cui un soggetto, al fine di procurare per sé o per altri un ingiusto profitto non dovuto, ricorrendo alla violenza alla persona o a minacce, si impossessa della cosa mobile altrui, sottraendola alla disponibilità materiale del detentore.
Il secondo comma dell’articolo contempla anche la rapina cosiddetta impropria, che ricorre quando l’autore del reato pone in essere minacce o violenza nei momenti immediatamente successivi alla sottrazione della cosa, al fine di assicurare per sé o altri il possesso della cosa sottratta o ancora per evitare di farsi riconoscere e in ogni caso di subire le conseguenze penali del proprio gesto.                                                  Anche la rapina, come il furto, è una fattispecie di reato posta a tutela non solo del patrimonio da intendersi nel senso lato del termine (dunque, come abbiamo già precisato, non solo la proprietà ma anche diritti reali e possesso) ma, essendo un delitto plurioffensivo, essa protegge un altro bene giuridico individuabile nella integrità personale delle persone, le quali potrebbero subire dei pregiudizi psico-fisici dalle minacce proferite o da qualunque atteggiamento violento come una spinta, un ceffone, uno strattone o un pugno che possa arrecare nocumento alla persona.      L’elemento soggettivo del dolo (inteso come intenzione) nella rapina attiene alla coscienza e volontà di impossessarsi della cosa mobile altrui, sottraendola col fine di trarne un ingiusto profitto, che non dev’essere necessariamente di natura patrimoniale; infatti, esso può consistere in qualunque utilità che vuole conseguire dalla sottrazione della cosa (Cass. pen. Sez. II, del 23/03/2009, n. 12800).          

Ciò premesso, allora in cosa consiste la differenza tra furto con strappo e rapina, visto che entrambi implicano una condotta violenta? Il malintenzionato che si avvicina alla signora anziana con la borsa lungo la via pubblica per scipparle la borsa dovrà essere chiamato a rispondere di furto con strappo o di rapina?

La giurisprudenza si è espressa sul discrimine tra le due fattispecie, statuendo che il furto con strappo ricorre quando la condotta violenta è immediatamente rivolta verso la cosa e solo in via del tutto indiretta verso la persona che la detiene, perché in caso contrario si ravviserebbe la rapina, che ricorre quando la violenza sia stata esercitata per vincere la resistenza della persona offesa, giacché in tal caso è la violenza stessa e non lo strappo a costituire il mezzo attraverso il quale si realizza la sottrazione (Cass. pen. del 19/12/2014, n. 2553).                                                                                            In altri pronunciamenti la Suprema Corte di Cassazione ha precisato che nel furto con strappo la violenza si esercita esclusivamente sulla cosa anche se, per via della relazione fisica intercorrente tra il detentore e la cosa, può discendere una ripercussione indiretta e involontaria sul medesimo; mentre ricorre la rapina quando la cosa è particolarmente aderente al corpo del possessore e costui, per istinto o deliberatamente, contrasta la sottrazione, sì che la violenza necessariamente si estende anche alla persona, poiché l’agente non deve soltanto superare la forza di coesione inerente al normale contatto della cosa con la parte lesa ma deve proprio vincere la resistenza di questa (si veda Cass. pen. Sez. II, del 12/7/1991, n. 7386; Cass. pen. Sez. II, del 12/10/2006, n. 34206; Cass. pen. Sez. II, del 21/01/2015, n. 2553).   
Alla luce di quanto esposto, le due differenti fattispecie, per quanto somiglianti, troveranno separata applicazione a seconda delle modalità della condotta posta in essere dal malvivente al momento della sottrazione della cosa  mobile; nel caso in cui costui si impossessi agevolmente della cosa altrui, senza dover vincere con forza la resistenza del detentore per via della velocità con cui viene sottratto il bene mobile (si pensi al caso in cui lo scippatore sfili con facilità la borsa poco accostata alla spalla dell’ignara vittima o tenuta semplicemente in mano, senza dover giocare al tiro alla fune per impossessarsene), allora sarà configurabile un’ipotesi di furto con strappo. Diversamente, nel caso in cui la vittima rechi con maggiore aderenza al proprio corpo la cosa mobile (si pensi ad una borsa con tracolla ben salda o un marsupio) e sia instintivamente portata ad opporre una strenua resistenza alla violenza del malvivente, il quale spinga con forza o strattoni veementemente la vittima per impadronirsi della cosa, allora sarà configurabile una potenziale ipotesi di rapina, con conseguenze sanzionatorie ben più gravi.

Avv. Andrea Accardi

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