Danneggiamento, una breve guida alla luce della depenalizzazione del 2016

Nel presente articolo vi forniremo una breve ma utile guida per comprendere quando si può integrare il reato di danneggiamento e quando invece esso non si configura, alla luce della riforma contenuta nel Decreto Legislativo n. 7 del 15 gennaio 2016. Poniamo il caso che il vostro coinquilino stia giocando con la vostra Xbox one nuova di zecca che gli avete prestato per rilassarsi dopo una giornata di stress e in preda al nervosismo per aver perso l’ennesima partita egli cominci a fare il matto, sollevando di peso la console, scagliandola a terra e distruggendola. Poniamo ancora il caso che un ragazzo decisamente poco simpatico venga sorpreso a rompervi il parabrezza dell’auto parcheggiata lungo la strada con una mazza di ferro. In passato, entrambi i casi sarebbero stati individuati come ipotesi di danneggiamento ma alla luce della riforma del 2016 le cose sono cambiate; prima però diamo una prima definizione di danneggiamento.

Quando si parla di danneggiamento.

In primo luogo, il reato in esame è posto a tutela del patrimonio, bene giuridico da individuarsi non solo nella tutela della proprietà ma anche di tutti gli altri diritti reali quali ad esempio usufrutto ed uso; inoltre nell’ambito della tutela si annovera anche il possesso, ossia quella condizione di dominio di fatto su un bene che prescinde dalla condizione di godere di una titolarità specifica sullo stesso. Chiarita la concezione piuttosto ampia che il legislatore penale ha inteso conferire al concetto di patrimonio, al fine di estenderne la tutela a molteplici situazioni, esaminiamo le diverse condotte del reato di danneggiamento.           
L’art. 635 c.p. definisce il danneggiamento come qualunque condotta da parte di chiunque abbia distrutto, disperso, deteriorato o reso, in tutto o in parte, inservibili cose immobili o mobili altrui. L’elemento oggettivo, cioè materialmente percepibile nella realtà oggettiva, del reato è dunque individuabile nella modificazione funzionale o strutturale della cosa (in tal senso, Cass. pen., 02/12/2011, n. 4481); peraltro, il reato si configura quando il valore del bene o la sua utilità siano stati diminuiti e si rende necessario compiere un intervento di ripristino dello stesso che richiede anche degli esborsi economici.                                                      
Il termine distruggere implica annullare completamente la sussistenza di un bene nella sua struttura; disperdere vuol dire che non è più possibile rimettere insieme i pezzi della cosa infranta o disgregata interamente; rendere inservibile significa impedire al bene di poter essere più utilizzato dal suo detentore e titolare. La giurisprudenza ha ritenuto che anche condotte come l’imbrattamento e l’insudiciamento, idonee a rendere inservibili un determinato bene, sono in grado di integrare il reato in esame.                                                                                                       
Il reato potrà dirsi consumato nel tempo e nel luogo in cui il soggetto attivo del reato (il reo) abbia realizzato l’evento di distruzione, dispersione, deterioramento o inservibilità della cosa oggetto del reato.           L’elemento soggettivo del delitto attiene al dolo generico, consistente nella consapevolezza e volontà di recare danno alla cosa su cui viene posta in essere la condotta illecita; bisogna però segnalare che il comma 2, n. 4 dell’articolo in analisi richiede il dolo specifico dell’agente del reato, ossia la sua intenzione manifesta di voler impedire o interrompere manifestazioni sportive.

La depenalizzazione del danneggiamento semplice, cioè privo di minaccia o violenza.

Come già anticipato, il legislatore nel 2016 ha depenalizzato il semplice danneggiamento, stabilendo al primo comma dell’art. 635 c.p. che perché si integri il reato è necessario che la condotta di danneggiamento sia accompagnata da atti violenti o minacciosi nei confronti di una persona; laddove per violenza si fa riferimento a quella fisica esercitata direttamente o per mezzo di altri strumenti su una persona, nonché a quella indiretta e cioè manifestata con comportamenti anomali volti a esercitare pressioni sulla volontà altrui, impedendone la libera autodeterminazione. Il concetto di minaccia è definibile come la prospettazione di un male ingiusto, futuro o prossimo che si verificherà per volontà del minacciante.    
La ragione sottesa a tale modifica normativa è stata quella di depenalizzare la fattispecie di reato in esame, escludendone la rilevanza penale nel caso in cui la condotta dell’agente si limiti solamente a distruggere, disperdere o rendere inservibile una cosa ma senza porre in essere atteggiamenti violenti o minacciosi rivolti direttamente alla persona. Con tale novella risulta più alleggerito il carico della giustizia, poiché i casi di semplice danneggiamento non sono più trattati dai giudici penali. Ne deriva che gli atti di semplice danneggiamento non sono più idonei ad integrare la responsabilità penale, bensì costituiscono un illecito civile.                   
Tornando agli esempi di prima, nel caso in cui il vostro amico abbia distrutto la vostra console senza rivolgervi minacce e senza porre atti violenti nei vostri riguardi, ad esempio scagliando l’oggetto contro di voi, allora non risponderà penalmente di danneggiamento. Tuttavia potrete citarlo di fronte al giudice civile per richiedere la sua condanna al risarcimento dei danni cagionati.  Diverso è il caso del teppista che danneggi la vostra macchina parcheggiata lungo la strada pubblica, perché sebbene nessun atto minaccioso o violento sia rivolto alla persona, in tal caso il danneggiamento è penalmente rilevante poiché un veicolo parcheggiato lungo la via pubblica rientra nell’ipotesi dell’art. 635, co. 2, n. 1, ove si fa rimando ai beni esposti per necessità o per consuetudine o per destinazione alla pubblica fede. Un veicolo parcheggiato lungo la via pubblica è sempre esposto ad una certa vulnerabilità poiché qualunque malintenzionato potrebbe danneggiarlo e dunque coloro che parcheggiano sulla strada possono solo fare affidamento sul buon senso altrui di non porre in essere gesti criminosi.

Avv. Andrea Accardi

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