Il diritto di recesso previsto per gli acquisti online

Con riferimento ai contratti stipulati a distanza, fra i quali rientrano certamente gli acquisti compiuti sul web, l’acquirente gode di una particolare tutela prevista dall’articolo 52 del Codice del consumo, che gli consente di recedere dall’accordo gratuitamente e senza dover fornire alcuna motivazione.

Si tratta di una regola generale prevista in favore del solo consumatore, ovvero, di quella persona fisica che agisce per scopi estranei all’attività imprenditoriale, artigianale o professionale.

L’acquirente dispone di un periodo di 14 giorni per esercitare il recesso di pentimento, che nel caso di acquisti online decorre dal giorno in cui si riceve il prodotto, mentre per la fornitura di servizi decorre dalla conclusione del contratto.

Il consumatore che vuole esercitare il diritto di recesso deve, entro il termine di legge, informare il professionista della sua decisione tramite posta elettronica, fax, lettera raccomandata oppure compilando la richiesta sull’eventuale pagina dedicata presente sul sito web del professionista.

Esercitato il recesso, il professionista è tenuto a rimborsare tutti i pagamenti ricevuti dal consumatore, entro 14 giorni dalla richiesta di recesso. Non è tenuto invece a rimborsare i costi supplementari, qualora il consumatore abbia espressamente scelto un tipo di consegna più costoso rispetto a quello offerto dal professionista.
Il professionista può trattenere il rimborso finché non abbia ricevuto i beni o comunque finché il consumatore non abbia dimostrato di averli rispediti.

Il consumatore ha l’obbligo di restituire i beni entro 14 giorni dal recesso e ne sostiene il costo della restituzione, salvo il caso in cui il professionista si sia offerto di farlo a sue spese.
Se si tratta invece di beni che non possono essere restituiti via posta e che sono stati consegnati al domicilio del consumatore, dovrà essere il professionista a ritirarli a sue spese.

L’articolo 49 del Codice dei consumatori prevede che il consumatore ha diritto a ricevere in modo inequivocabile, prima della conclusione di qualsiasi contratto a distanza, un’informativa circa l’esistenza del diritto di recesso, nonché delle condizioni, termini e procedure per esercitarlo e dei casi di esclusione.

In caso di mancato adempimento di tale obbligo informativo, il periodo di recesso si prolunga di un termine di 12 mesi, decorrente dalla fine dei 14 giorni previsti. Se il professionista successivamente informa il consumatore della facoltà di recesso, quest’ultimo avrà in ogni caso 14 giorni da tale informativa per esercitarlo.

Il diritto di recesso, come previsto dall’articolo 59 del Codice del consumo,  è tuttavia escluso nei seguenti casi:

  • merce confezionata su misura o chiaramente personalizzata;
  • merce che rischia di deteriorarsi o scadere in breve tempo;
  • merce sigillata che è stata aperta e per motivi di igiene e sicurezza non può essere più restituita;
  • bevande alcoliche il cui prezzo è stato deciso al momento del contratto di vendita, consegnati solo dopo 30 giorni ed il cui valore dipenda da cambiamenti del mercato, che il venditore non può controllare;
  • registrazioni audio – video, oppure, software informatici sigillati, che sono stati aperti;
  • giornali e riviste;
  • contratti conclusi in occasione di aste pubbliche;
  • fornitura di alloggi per fini non residenziali, trasporto di beni, servizi di autonoleggio, catering o servizi riguardanti le attività svolte nel tempo libero (ad esempio voli aerei per vacanze);
  • la fornitura di beni o servizi il cui valore  legato all’andamento del mercato finanziario.

La legge prevede questa speciale forma di tutela per il consumatore in quanto contraente debole dell’accordo stipulato a distanza, il quale si trova ad accettare termini e condizioni stabilite dal venditore, senza avere un contatto diretto con la merce comprata e senza poter verificare personalmente la qualità del bene acquistato. Per l’acquirente- consumatore viene prevista così una “via di fuga”, esercitabile senza obblighi motivazionali, qualora si renda conto l’acquisto non soddisfa i propri interessi.

Va evidenziato che questa facoltà di pentimento del consumatore, in alcuni casi è stata addirittura ampliata dalle condizioni generali di diversi e-commerce, che soprattutto nel settore dell’abbigliamento offrono servizi di reso gratuito, con termini di ripensamento più ampi di quelli del  Codice del consumo, al fine di incentivare le vendite offrendo più garanzie agli acquirenti.

Per un maggiore approfondimento dell’argomento potete scaricare gli articoli di riferimento, estratti dal Decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206, dal link seguente:

Avv. Fabio Montalto

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