L’abuso dei mezzi di correzione in ambito scolastico

Nelle scuole può capitare che un insegnante perda la calma, sopratutto di fronte a certi atteggiamenti degli studenti, abbandonandosi a sua volta a condotte poco professionali.
È bene sapere che al di là delle intenzioni educative, alcuni comportamenti possono integrare fattispecie di reato in danno degli studenti.

In questo articolo andremo ad analizzare il delitto di abuso dei mezzi di correzione, previsto dall’articolo 571 c.p., che può essere compiuto, oltre che da un membro della cerchia familiare, anche da un dipendente di un istituto scolastico.

La norma punisce, con la reclusione fino a sei mesi, chi abusa dei mezzi di correzione o di disciplina, se dal fatto deriva il pericolo di una malattia nel corpo o nella mente in danno di una persona sottoposta alla sua autorità o a lui affidata anche per ragioni d’istruzione.

Diversi insegnanti sono stati chiamati a rispondere della commissione di tale illecito in danno dei loro studenti.

Ad esempio, a subire la condanna per abuso dei mezzi di correzione è stata un’insegnante di inglese di Empoli, la quale aveva avuto svariati atteggiamenti offensivi e minatori nei confronti di un numero significativo di suoi studenti.

La stessa sorte, inoltre, è toccata ad un’insegnante delle medie, la quale aveva costretto un suo alunno indisciplinato a scrivere per 100 volte sul quaderno la frase “sono un deficiente”, rivolgendogli anche espressioni che ne mortificavano la dignità davanti a tutti i compagni.

Altro caso, cui ha fatto seguito una condanna penale, è quello di un insegnante che in più occasioni ha minacciato di bocciatura ed umiliato gli alunni per il loro basso rendimento scolastico, turbandone la serenità psichica.

La Suprema Corte ha recentemente chiarito che il reato in esame si configura quando l’insegnante, utilizzando in modo eccessivo un mezzo astrattamente lecito (ad es. ammonizioni orali e scritte), umilia, svaluta, denigra o violenta psicologicamente un alunno, causandogli pericoli per la salute, anche nel caso in cui vi era la soggettiva intenzione educativa (fra le tante vedi Cass. n. 47543 del 2015; Cass. n. 16491 del 2005).

Il pericolo alla salute va accertato secondo la comune esperienza, al fine di valutare se la condotta spropositata dell’agente sia stata idonea a provocare un rischio concreto di una malattia di mente.

Va precisato che nel caso in cui si riscontri un’effettiva lesione psichica o fisica, il reato verrà aggravato ai sensi del comma 2 dell’articolo 571 c.p., con la conseguente applicazione delle pene previste in materia di lesioni personali ridotte ad un terzo.
In questa ipotesi è sicuramente opportuno effettuare una perizia medico-legale, al fine di rilevare l’esistenza di stati di ansia, depressione, insonnia, disturbi del carattere o del comportamento.

L’elemento soggettivo richiesto per configurare la fattispecie, secondo la più recente giurisprudenza, è il dolo generico, che si configura ove si  raggiunga la piena prova circa la consapevolezza e volontà del soggetto attivo di realizzare un abuso di un mezzo di disciplina.

E’ evidente che ogni insegnante deve stare attento ad esercitare il potere educativo o disciplinare con mezzi consentiti ed in modo proporzionale alla gravita del comportamento deviante del minore, senza superare i limiti previsti dall’ordinamento.

Vanno considerati illeciti tutti quei comportamenti che risultano essere afflittivi e deprimenti dell’altrui personalità, i quali si pongono in aperto contrasto con i più elementari principi pedagogici.

Rapporto con altri reati

La Suprema Corte ha qualificato come maltrattamento (articolo 572 c.p.), per cui è prevista la sanzione della reclusione da 2 a 6 anni, la condotta di alcune insegnanti di scuola materna, le quali facevano abituale e continuo ricorso alla violenza (psichica e fisica) nei confronti dei bambini, anche se per finalità educativa.
Pertanto, se il mezzo utilizzato è illecito (violenza fisica o psicologica) e gli atti sono plurimi ed abituali,  si configura il più grave reato di maltrattamento.
Mentre  se il mezzo utilizzato con finalità correttive è giuridicamente lecito (ammonizioni orali e scritte), ma esso viene usato in modo eccessivo, si integrerà invece il più lieve reato di abuso dei mezzi correzione.

La Giurisprudenza, infine, ha ricondotto al reato di lesione personale (art. 582 e 583 c.p.) la condotta di un insegnante che utilizza a fine correttivo, in modo non abituale, un mezzo non consentito su un suo alunno (ad es. una cinghia oppure ogni altro tipo di punizione corporale), da cui derivano traumi contusivi.

Obbligo di denuncia

Per concludere è importante precisare che, sia in caso di abuso dei mezzi di correzione (571 c.p.), sia nel caso di maltrattamento (572 c.p.), è prevista dall’ordinamento la procedibilità d’ufficio.
Pertanto, il Dirigente scolastico ed i docenti che hanno conoscenza di tali eventi, hanno altresì l’obbligo di denunciare la notizia di reato all’autorità giudiziaria.
In mancanza di tale adempimento, questi soggetti saranno perseguibili per omessa denuncia di reato (361 c.p.).

Avv. Fabio Montalto

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